Die Feier des Begräbnisses: Einführung
PREMESSE
La celebrazione cristiana della morte
1. La liturgia
cristiana dei funerali è una celebrazione del mistero pasquale
di Cristo Signore. Nelle esequie la Chiesa prega perché i suoi
figli, incorporati per il battesimo a Cristo morto e risorto, passino
con lui dalla morte alla vita e, debitamente purificati, vengano
accolti coi santi e gli eletti nel cielo.
2. Per questo
motivo la Chiesa, madre pietosa, offre per i defunti il sacrificio
eucaristico, memoriale della Pasqua di Cristo, innalza preghiere e
compie suffragi; e poiché tutti i fedeli sono uniti in Cristo,
tutti ne hanno vantaggio: aiuto spirituale i defunti, consolazione e
speranza quanti ne piangono la scomparsa.
3. Pur senza
troppo indulgere ad apparati esteriori, è giusto che, nella
beata speranza della venuta di Cristo e della risurrezione dei morti,
si dia il dovuto onorare al corpo dei defunti. Esso infatti viene
asperso, a ricordo del battesimo che ha iscritto il cristiano nel
libro della vita, e viene incensato, in segno di venerazione come
tempio dello Spirito santo. È bene, pertanto, che almeno nei
momenti più significativi tra la morte e la sepoltura si
riaffermi nelle preghiere e nei riti la fede e la speranza nella vita
eterna.
La liturgia esequiale e i suoi momenti
4. La tradizione
della Chiesa ambrosiana ebbe sempre una liturgia funebre
caratteristica e singolarmente ricca di teologia e di spiritualità.
Fedele allo spirito e agli elementi tipici di questa sua antica
tradizione e nello stesso tempo aperta agli aggiornamenti voluti dal
Concilio Vaticano II - che ha in particolare insistito
sull'«indole pasquale» da esprimere attraverso il rito
delle esequie (SC 81) - la Chiesa ambrosiana presenta oggi una
liturgia funebre rinnovata nei riti, nelle preghiere e nei canti.
Emergono da essi la prospettiva della morte come comunione con Cristo
che muore e risorge, e insieme la partecipazione consolante della
Chiesa alla sofferenza per l'estremo distacco.
5. I momenti
normali della liturgia esequale sono:
- la
veglia di preghiera nella casa del defunto;
- la
deposizione del corpo nella bara;
- la
processione alla chiesa per celebrarvi la parola di Dio e
l'eucaristia alla presenza dei familiari e possibilmente della
comunità;
- il
trasporto della salma al cimitero e la sepoltura.
1) La veglia
nella casa del defunto - È raccomandabile che alla casa
del defunto, prima della celebrazione delle esequie, venga celebrata
una veglia di preghiere e di letture bibliche che, specialmente
nell'ambito della comunità familiare, ravvivi la fede
cristiana di fronte alla morte e conforti con la speranza della
risurrezione. Secondo le circostanze essa potrà avere una
forma breve o una forma più ampia.
2) Il rito
esequiale - Il tipo normale delle esequie comprende tre stazioni:
la prima nella casa del defunto, la seconda in chiesa e la terza al
cimitero, con due processioni intermedie. Queste processioni,
specialmente nelle città, per diverse ragioni potrebbero non
essere possibili o consigliabili. In questi casi è opportuno
che i fefeli stessi partecipanti al rito esequiale siano preparati
allo spirito e alle forme della preghiera elevata dalla Chiesa per i
suoi figli scomparsi, così da creare il clima di pietà
cristiana conveniente alla sepoltura dei fratelli. Toccherà al
pastore d'anime apportare gli adattamenti che le diverse circostanze
suggeriscono, secondo le indicazioni date nel corso dell'«ordo
exsequiarum».
La stazione
nella chiesa comprende normalmente la celebrazione della messa
esequiale, che si può celebrare tutti i giorni, eccetto le
solennità di precetto, le domeniche di avvento, quaresima,
pasqua, e il triduo pasquale. Quando la messa esequiale non è
permesa, si può sostituire una lettura propria del giorno con
una di quelle indicate nel lezionario dei defunti, a meno che non
ricorra il sacro triduo, il natale del Signore, l'epifania,
l'ascensione, la pentecoste, il ss. corpo e sangue di Cristo o
un'altra solennità di precetto (1).
Se la
celebrazione delle esequie nella chiesa non include la messa, questa
viene rinviata al giorno più opportuno, ma resta sempre
obbligatoria la liturgia della parola (2). La stazione nella chiesa
dovrà quindi sempre comprendere la liturgia della parola, con
o senza sacrificio eucaristico.
Nella messa
esequiale è bene tenere una breve omelia, evitando tuttavia la
forma dell'elogio funebre. Si invitino inoltre i fedeli, specialmente
i familiari del defunto, salva sempre l'osservanza delle condizioni
necessarie per ricevere l'eucaristia, a partecipare con la santa
comunione al sacrificio offerto per il defunto. Dopo la messa si
possono aggiungere parole di cristiano commento e di saluto al
defunto.
6. Soltanto
eccezionalmente si può celebrare un secondo tipo di esequie,
comprendente cioè due stazioni, entrambe al cimitero: una
nella cappella del cimitero stesso, e l'altra presso la tomba. In
questo caso nella cappella del cimitero si può celebrare il
rito esequiale normalmente riservato alla stazione in chiesa, con o
senza sacrificio eucaristico.
Con il consenso
dell'ordinario e con carattere di eccezionalità si possono
celebrare le esequie nella casa del defunto, dove la forma di
suffragio più opportuna è quella che viene proposta
come «celebrazione di suffragio» (3).
Gli elementi principali delle esequie
7. La lettura
della parola di Dio
In qualsiasi
celebrazione per i defunti, sia esequiale sia commemorativa, grande
importanza viene data, nello svolgimento del rito, alla lettura della
parola di Dio. La parola di Dio infatti proclama il mistero pasquale,
dona la speranza di incontrarsi ancora nel Regno, ravviva la pietà
verso i defunti ed esorta alla testimonianza di una vita veramante
cristiana.
8. Salmo,
sallenzi e ritmi
Nel compiere i
suoi uffici materni verso i defunti la Chiesa ricorre particolarmente
alla preghiera dei salmi: con essi esprime il suo dolore e attesta
insieme la sua fiducia. Procurino quindi i pastori d'anime, con
un'opportuna e adatta catechesi, di portare a poco a poco le loro
comunità a una comprensione sempre più chiara e
approfondita di alcuni salmi, prendendo occasione anche da quelli
proposti per la liturgia dei defunti.
Tratti tipici
della liturgia ambrosiana sono i sallenzi, ossia l'insieme di
antifone che, ispirandosi alla sacra scrittura, esprimono in
particolare la speranza cristiana di fronte alla morte, la fiducia
nella misericordia divina, l'attesa del suo incontro. Nello stesso
spirito il presente «ordo exsequiarum» propone «ritmi»
o canti che accompagnano la processione dalla casa del defunto alla
chiesa.
Molto
opportunamente questi sallenzi e ritmi, come anche le altre parti
delle esequie, saranno cantati, e in modo tale che ne sia favorita la
partecipazione del popolo.
9. Le
orazioni
Anche nelle
orazioni la comunità cristiana professa la sua fede: intercede
per i defunti adulti perché raggiungano in Dio la loro
beatitudine, riafferma la sua certezza che i fanciulli defunti,
divenuti per il battesimo figli di adozione, sono già in
paradiso, mentre affida alla misericordia di Dio e al suo piano
misterioso i bambini morti sono battesimo.
L'«ordo
exsequiarum» presenta due tipi di orazioni: le orazioni
generali di suffragio e le orazioni a carattere consolatorio. Queste,
tenendo presente la sofferenza causata dal lutto, implorano dal
Signore il conforto e la rassegnazione cristiana per quanti sono
particolarmente colpiti.
10. Litanie
dei santi
Caratteristiche
della tradizione ambrosiana delle celebrazioni di suffragio sono le
litanie dei santi: invocati al momento del battesimo, se ne implora
l'intercessione anche alla morte del fedele perché venga
accolto nella loro celeste e festosa comunione. Con altre invocazioni
conclusive per la pace del defunto e per il conforto dei familiari,
le litanie dei santi, nella messa esequiale, sostituiscono la
preghiera universale.
Le celebrazioni di suffragio
11. Là
dove si era soliti recitare l'ufficio dei defunti, se ne può
conservare l'uso, purché non manchino decoro e devozione. Può
tuttavia essere sostituito dalla «celebrazione di suffragio»,
come è proposta in questo «ordo funerum». Essa è
costituita da un sallenzio, salmi, orazioni e preghiere dei fedeli,
e, se non è stata preceduta dalla messa, comprende anche la
lettura della parola di Dio. Questa celebrazione di suffragio può
essere fatta per qualsiasi circostanza in cui si fa la memoria e si
intende pregare per un defunto. Quando lo si ritenga pastoralmente
utile, può fare seguito alla messa, che è per
eccellenza la preghiera di suffragio. In tal caso ha lo scopo di
soffermare più esplicitamente la comunità a ricordare
un fratello defunto e a supplicare per lui la misericordia del
Signore.
Preparazione e ordinamento della celebrazione
12. Il
sacerdote, tenute presenti le circostanze e anche le eventuali
richieste dei familiari e della comunità, si valga delle varie
possibilità proposte dal rito. Gli schemi completi, offerti
alla scelta del pastore d'anime o di chi guida la liturgia, nella
loro varietà mettono in luce i diversi aspetti della morte
cristiana e specialmente il suo significato come comunione con la
Pasqua di Cristo, redentore e giudice. Gli stessi elementi che
compongono i vari schemi possono essere tra loro scambiati, secondo
l'opportunità e le circostanze. Può essere bene che la
scelta sia fatta con la collaborazione della famiglia e della
comunità perché la celebrazione risulti più viva
e più intonata. Il testo delle orazioni proposte al singolare
e al genere maschile dovrà essere ovviamente adattato secondo
i casi.
Per una degna e
appropriata celebrazione delle esequie, come anche per lo svolgimento
di tutto il ministero del sacerdote verso i defunti, si suppone una
visione d'insieme di tutto il mistero cristiano e dell'ufficio
pastorale. Tra le altre cose il sacerdote ricordi quanto sia
importante:
a) essere
presente al capezzale dei malati e dei moribondi;
b) fare
un'opportuna catechesi sul significato della morte cristiana;
c) recare
sollievo e conforto alla famiglia del defunto e, per quanto
possibile, aiutarla a preparare una conveniente celebrazione delle
esequie, usando delle facoltà previste nel rito;
d) valutare e
presentare la liturgia dei defunti nel contesto della vita liturgica
parrocchiale e di tutto il ministero pastorale.
Uffici e ministeri verso i defunti
13. Ricordiamo
tutti gli appartenenti al popolo di Dio che nella celebrazione delle
esequie ognuno ha un suo compito e un ufficio particolare da
svolgere: i familiari, gli addetti alle onoranze funebri, la comunità
cristiana e, in particolare, il sacerdote che, educatore della fede e
ministro del conforto cristiano, presiede l'azione liturgica e
celebra l'eucaristia.
Ricordino poi
tutti, e specialmente i sacerdoti, che quando nella liturgia
esequiale raccomandano a Dio i defunti, hanno anche il dovere di
rianimare nei presenti la speranza, hanno anche il dovere di
rianimare nei presenti la speranza, di ravvivarne la fede nel mistero
pasquale e nella risurrezione dei morti, un dovere da compiere con
delicatezza e con tatto, in modo che nell'esprimere la comprensione
materna della Chiesa e nel recare il conforto della fede diano
sollievo al cristiano che crede, consolandolo al tempo stesso nella
sua umana sofferenza. Nel predisporre e nell'ordinare la celebrazione
delle esequie i sacerdoti tengano conto non solo della persona del
defunto e delle circostanze della sua morte, ma anche del dolore dei
familiari, senza dimenticare il dovere di sostenerli, con pemurosa
carità, nelle loro necessità. Abbiamo presenti anche
coloro che in occasione dei funerali assistono alla celebrazione
liturgica delle esequie siano essi acattolici o anche cattolici che
non partecipano mai o quasi mai all'uecaristia, o danno l'impressione
di aver perduto la fede; i sacerdoti sono ministri del vangelo di
Cristo, e sono tali per tutti.
Le esequie senza
la messa possono essere celebrate dal diacono. In mancanza del
sacerdote o del diacono, le stazioni nella casa del defunto e al
cimitero e anche la veglia nella casa del defunto siano guidate da
laici.
Secondo le norme
liturgiche, la celebrazione delle esequie, nelle cerimonie e
nell'apparato esteriore, sia uguale per tutti, tranne la distinzione
derivante dall'ufficio liturgico e dall'ordine sacro e tranne gli
onori dovuti alle autorità civili (4).
NOTE (torna in cima)
- Rescritto
della S. Congregazione per il Culto divino, 18 settembre 1974, Prot.
n. 2036/74. Cf Notitiae n. 100 (1974) 402.
- È
utile ricordare quanto è disposto dall'istituzione del
messale: «La messa dei defunti alla notizia della morte di una
persona, o nel giorno della sepoltura definitiva, o nel primo
anniversario, si può celebrare anche nei giorni nei quali
occorre una memoria obbligatoria o una feria, che non sia feria
prenatalizia o della settimana santa. Le altre messe per i defunti, o
messe "quotidiane", si possono celebrare nei giorni in
cui sono permesse le messe votive, purché siano veramente
applicate per i defunti» (n. 350).
«Nelle
messe esequiali dei defunti, dopo la notizia della morte, nel giorno
della sepoltura definitiva e nel primo anniversario, le letture si
prendono dal lezionario dei defunti; nelle altre messe per i defunti
e nelle messe quotidiane è permesso l'uso del lezionario
feriale» (n. 354).
Per quanto
riguardo il colore liturgico, in tutte le celebrazioni per i defunti
si usa il colore violaceo o nero. Per i bambini battezzati si può
usare il colore bianco.
- A coloro che
avessero scelto la cremazione del loro cadavere si può
concedere il rito delle esequie cristiane, a meno che la loro scelta
non risulti dettata da motivazioni contrarie alla dottrina cristiana.
Questa norma è conforme a quanto fu stabilito dall'Istruzione
della Sacra Congregazione del Sant'Uffizio, De cadaverum crematione,
in data 8 maggio 1963, nn. 2-3. Cfr. A.A.S. 56
(1964) 822-823. Le esequie tuttavia siano celebrate in modo
che non resti offuscata la preferenza della Chiesa per la sepoltura
dei corpi, nel ricordo di quella del Signore stesso, e sia evitato il
pericolo di sconcerto o di scandalo da parte dei fedeli. In questo
caso, i riti previsti nella cappella del cimitero o presso la tomba
si possono fare anche là dove avviene la cremazione, cercando
di evitare, con la debita prudenza, ogni pericolo di scandalo o di
indifferenza religiosa.
- Cfr. Conc. Vat. II, Cost.De
sacra liturgia Sacrosanctum Concilium, n. 32.
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