The funeral rite: pastoral orientations
ORIENTAMENTI PASTORALI
I. Criteri per la celebrazione della messa esequiale
1. «La
stazione nella chiesa comprende normalmente la celebrazione della
messa esequiale» (cf Premesse, n. 5.2). Quest'indicazione del
vigente Rituale, che sancisce il pieno recupero della messa nella
liturgia funebre, va attuata con un prudente ed equilibrato
discernimento pastorale.
2. Ci sono
situazioni pastorali in cui è opportuno o addirittura doveroso
tralasciare la celebrazione della santa messa e ordinare il rito
funebre in chiesa in forma di Liturgia della Parola. Tra queste
ricordiamo:
Sul versante
dei congiunti
- Quando il
numero dei partecipanti al rito funebre è ridotto a poche
unità (rimanendo il dovere di celebrare quanto prima una messa
di suffragio);
- Quando la
partecipazione al rito è del tutto esteriore e nessuno dei
familiari intende accostarsi alla comunione.
Sul versante
delle esigenze liturgiche
- Quando il rito
funebre è celebrato in giorni che non prevedono la
celebrazione eucaristica (i venerdì di Quaresima, il Venerdì
santo e il Sabato santo) e il Giovedì santo.
- Quando il
sacerdote non ha la facoltà di celebrare un'altra messa.
II. Criteri per la celebrazione delle esequie in caso di
cremazione
3. Fin dalle
origini, e in continuità con la pratica ritrntle del popolo
ebraico, la Chiesa ha preferito la sepoltura nella terra (inumazione)
alla cremazione.
Infatti, nella
simbolica cristiana, l'atto di affidare alla terra il corpo del
defunto
- esprime meglio
l'onore dovuto al corpo umano, creato da Dio e destinato alla
resurrezione;
- dichiara la
volontà di imitare l'esempio di Gesù, deposto nel
sepolcro;
- e,
soprattutto, ribadisce con maggiore immediatezza la fede pasquale
nella resurrezione dai morti: come Gesù, seme deposto nella
terra, è risorto il terzo giorno secondo le Scritture, così
il credente defunto è tumulato per partecipare alla gloria
della resurrezione.
4. Questa chiara
preferenza per l'inumazione ha comandato fino ad oggi, sia in oriente
che in occidente, la strutturazione della liturgia esequiale
cristiana e cattolica.
Per duemila anni
la Chiesa ha ordinato i riti funebri, dalla veglia in casa del
defunto alla benedizione della tomba al cimitero, come un unico,
grande ed intenso accompagnamento alla sepoltura nella terra,
arrivando fino a privare della sepoltura ecclesiastica coloro che
richiedevano la cremazione (cf Codex Iuris Canonici 1917, can. 1240
§1, 5°).
5. Ultimamente
la profonda evoluzxione del costume sociale in atto in occidente è
arrivata a toccare anche la sfera della morte e il modo di trattare i
morti.
Per un insieme
di ragioni, sia ideali che pratiche (minori costi, minori spazi
occupati, maggiori garanzie igieniche, ecc... ), è in costante
crescita il numero di coloro che scelgono la cremazione per sé
e per i loro cari. E tra questi non pochi sono i battezzati che
richiedono alla Chiesa la liturgia esequiale.
6. Di fronte a
questo nuovo dato culturale della società occidentale la
Chiesa ha formulato la sua posizione nel can 1176, § 3 del
Codice di Diritto Canonico del 1983. Da una lato, essa «raccomanda
vivamente che si conservi la pia consuetudine di seppellire i corpi
dei defunti» (1); dall'altro, essa «non proibisce la
cremazione, a meno che questa non sia stata scelta per ragioni
contrarie alla dottrina cristiana».
7. Traducendo
operativamente le indicazioni valide per tutta la Chiesa, nel 1995 il
Sinodo 47°- della nostra Chiesa ambrosiana aveva così
legiferato: «La sepoltura per inumazione è da
preferirsi; in caso di cremazione - ammessa secondo le condizioni
previste dal can. 1176, § 3 - il rito del funerale venga
celebrato prima della cremazione stessa» (Cost. 83, § 8) .
8. A distanza di
alcuni anni, e sotto la spinta di una situazione in sempre più
rapido cambiamento, pare opportuno offrire alle comunità e ai
pastori in cura d'anime un breve direttorio liturgico pastorale su
esequie e cremazione.
9. Nella
pastorale ordinaria di una comunità non devono mancare una
predicazione e una catechesi regolari atte ad illustrare la visione
cristiana della morte, l'annuncio pasquale della vittoria (il Cristo
stilla morte e, in ragione di questo, la scelta preferenziale della
Chiesa per la sepoltura dei defunti nella terra.
Di conseguenza,
ogni richiesta di celebrazione funebre con cremazione venga
attentamente vagliata circa le intenzioni che la giustificano
mediante un previo colloquio con i familiari della persona defunta.
E, poiché
il rischio è che tutto venga deciso previamente tramile le
agenzie funebri, è necessario coltivare un clima di intesa e
di collaborazione tra queste e la parrocchia.
10. Qualora
dunque la richiesta della cremazione non risulti incompatibile con i
valori di fede presupposti dal rito funebre cristiano cattolico,
quest'ultimo sia ordinariamente celebrato come segue:
- La veglia
esequiale in casa del defunto (o in altro luogo adatto) e la liturgia
esequiale in Chiesa (o nella cappella cimiteriale o, eccezionalmente,
in casa del defunto), si svolgano prima della cremazione e anche in
presenza della salma riposta nella bara.
- Nessun
intervento liturgico si preveda al momento della cremazione. Poiché
i crematori sono in genere dotati di una sala attigua (chiamata
tempio crematorio) «per consentire il rispetto dei riti di
commemorazione del defunto e un dignitoso commiato» (2) si
possono invitare i parenti a fare una preghiera di suffragio con
appositi sussidi.
- Di comune
accordo con i familiari, si preveda invece l'accompagnamento
liturgico della deposizione dell'urna cineraria nelle «aree a
ciò appositamente destinate secondo la vigente legislazione
civile (3).
Per questo
momento specifico non tutte le orazioni previste al cimitero per la
sepoltura sono ugualmente adatte. Il presbitero o il diacono che
presiede sceglierà i testi più idonei alla circostanza.
In mancanza di
un presbitero o di un diacono quest'ultimo accompagnamento potrà
essere guidato da un laico, uomo o donna, ben preparato (per es. un
lettore o un ministro straordinario della comunione) (4).
11. Per
molteplici ragioni di natura pratica (morte all'estero e rimpatrio in
urna cineraria dopo cremazione; programmazione municipale dei flussi
crematori, ecc. ...), a volte, i riti esequiali non possono avere
luogo prima della cremazione, ma solo a cremazione avvenuta. In
questo caso, in deroga alla Cost. 83, § 8 del Sinodo 47°, e
previo consenso dell'ordinario di luogo, è data facoltà
di celebrare il rito esequiale dopo la cremazione e con la presenza
dell'urna cineraria, seguendo la forma a due stazioni (in chiesa - al
cimitero) o a una sola stazione (al cimitero).
12. La liturgia
esequiale in chiesa (o nella cappella cimiteriale) può essere
con o senza la messa funebre e segue pari pari quanto previsto nel
Rituale ambrosiano con alcune specifiche attenzioni.
- II sacerdote
riceve le ceneri del defunto alla porta della chiesa e, dopo aver
rivolto ai familiari e ai presenti un cristiano saluto, avvia la
processione all'altare. Precede il sacerdote con i ministranti,
seguito da chi porta l'urna cineraria, dai familiari e dagli altri
fedeli.
- L'urna
cineraria viene predisposta su un tavolo, ricoperto da un drappo
viola (bianco, nel caso di un bambino) e collocato nello spazio
antistante l'altare, fuori del presbiterio.
- Accanto
all'urna si pone il cero pasquale e, se non è ben visibile la
croce dell'altare, la croce astile; all'intorno, secondo le
consuetudini, altri ceri.
- Dopo la
monizione iniziale (da adattarsi alle circostanze) si esegue il canto
di saluto per il defunto, durante il quale il sacerdote asperge ed
incensa l'urna delle ceneri.
- Dei cinque
formulari di messe esequiali previsti dal Rituale i più adatti
alle esequie in presenza delle ceneri del defunto sono il II, il IV e
il V. Qualche riserva all'uso del I e del III è dovuta al
fatto che i prefazi sono molto espliciti sul tema della sepoltura del
corpo. In tutti i casi la monizione finale va adattata alla
circostanza (5).
13. Meno
opportuna appare la processione dalla chiesa al cimitero nel caso
della liturgia a due stazioni.
Di comune
accordo con i familiari, si preveda invece l'accompagnamento
liturgico della deposizione dell'urna cineraria, tenendo conto delle
osservazioni già fatte al n. 10 di questi Orientamenti
pastorali.
NOTE (torna in cima)
- Cfr. anche CJC, can. 1184 § 1, 2°.
- Cfr. Legge n. 130 del 30 marzo 2001, art. 4, i).
- Ibid., art. 4, c).
- Cfr. Premesse, n. 13
- Si veda in
loco, in questa ristampa aggiornata del Rituale, la proposta di
monizioni alternative.
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