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IL COMMENTATORE


SC 35: Negli stessi riti siano previsti, quando necessario, brevi didascalie da farsi con formule prestabilite o simili, dal sacerdote o dal ministro competente, ma solo nei momenti più opportuni. (cfr. PNMR e PNMA 11).

PNMR 68a / PNMA 69a: Il commentatore, ... rivolge ai fedeli spiegazioni ed esortazioni per introdurli alla celebrazione e meglio disporli a comprenderla e a seguirla. Gli interventi del commentatore siano preparati con cura, siano chiari e sobri. Nel compiere il suo ufficio, il commentatore sta in un luogo adatto davanti ai fedeli, ma non sale all'ambone.

OLM 57: Vero ministero liturgico è anche quello esercitato dal commentatore; da un luogo adatto, egli propone all'assemblea dei fedeli. opportune spiegazioni e monizioni, chiare, sobrie, preparate con cura, normalmente scritte e approvate in precedenza dal celebrante (cfr. OLM 68).


L'ufficio del commentatore è una novità, anche se di esso si parla per la prima volta circa venticinque anni fa (cfr. Istruzione sulla musica sacra del 3 settembre 1958, n. 86).

È un ufficio orientato a dirigere la preghiera del popolo di Dio e a sostenerne l'attenzione; ha come scopo, quindi, di ottenere più facilmente la partecipazione dei fedeli all'azione liturgica. Considerata la natura della liturgia, ogni celebrazione può trovare in questo ufficio un aiuto più che valido: da quelle meno consuete e più complesse (e quindi poco conosciute) a quelle più frequenti e usuali (da riscattare, quindi, dalla monotonia e dalla passività).

Ci troviamo di fronte a un vero ministero liturgico: anche in questo caso, come per il lettore, si verifica la necessità di portare nello svolgimento di questo ministero una pietà sincera e un conveniente buon ordine; in secondo luogo, viene richiesta una solida educazione allo spirito liturgico e una seria formazione perché si possa svolgere in modo soddisfacente questo ministero.

Il commentatore è, pertanto, il ministro liturgico che stimola la partecipazione dell'assemblea soprattutto attraverso l'interpretazione o la spiegazione dei riti, delle letture e delle preghiere, la direzione della partecipazione dei fedeli. .

La sua presenza e il suo compito (occorre sottolinearlo con chiarezza) saranno attuati all'insegna della massima discrezione.

Anche se sembra ovvio, è bene ribadire che se manca la persona idonea oppure il tempo sufficiente per preparare le monizioni, se, in concreto,si rischia di ostacolare piuttosto che di facilitare la partecipazione, sarà meglio rinunciare alla presenza del commentatore.

I documenti sopra citati portano a riflettere circa la formulazione delle monizioni e delle didascalie.

Il ricorso a un buon dizionario della lingua italiana ci consente di situare questi tipi di interventi tra le esortazioni, gli ammaestramenti, i richiami, gli avvertimenti rivolti da chi ha un'autorità morale o da chi esercita in modo informale un'autorità giuridica.

In modo più preciso, la «monizione» accentua l'aspetto di autorevolezza, la «didascalia» sottolinea l'aspetto esplicativo dell'intervento.

I medesimi documenti invitano a considerare attentamente il genere letterario e la struttura delle monizioni e delle didascalie (soprattutto, rileggere OLM 57): esse devono aiutare l'assemblea liturgica ad esercitare rettamente la propria ineludibile attività ermeneutica, a correggere le eventuali precomprensioni e a porsi nell'atteggiamento più idoneo per cogliere il messaggio che, nella situazione concreta, proviene dal testo biblico e dal contesto liturgico.

In pari tempo, non devono essere di tipo esortativo (considerazioni personali, pie elevazioni, delucidazioni tecniche... sono per lo meno inutili), né di tipo contenutistico (non devono oscurare in alcun modo il celebrante e gli altri attori liturgici, non devono sostituirsi ad altre formule o invadere il campo di altri... tutto questo è fuorviante).

Brevi, concise, sobrie, chiare, le didascalie o le monizioni poco numerose, devono essere proposte nella semplice forma espositiva.

Sotto la guida e la responsabilità del celebrante, il commentatore preparerà i suoi interventi per iscritto: essi verranno pronunciati a tempo opportuno, con tono di voce opportuno e con volume moderato, evitando ogni sovrapposizione sulle preghiere, sui canti, sulle letture...


(Guida pastorale per le celebrazioni liturgiche. Edizione della provincia ecclesiastica della Lombardia. Anno 1983-1984, Milano, 1983, pp. LXIII-LXIV)

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