L'anafora ambrosiana per il Giovedì Santo Dossier a cura di Giordano Monzio Compagnoni
La liturgia ambrosiana ha sempre avuto un proprio canone, probabilmente più antico di quello romano, e forse all'origine di questo. La sua particolarità più evidente è la formula di anamnesi posta in bocca a Gesù, a conclusione del racconto della Cena, come nell'anafora di san Basilio («Fate questo in memoria di me. Ogni volta in cui mangiate questo pane e bevete di questo calice, voi annunciate la mia morte e proclamate la mia risurrezione»).
Dalla fine del IX secolo per la messa «in Cena Domini» i sacramentari/messali ambrosiani presentano, inseriti nel Canone, due frammenti probabilmente appartenenti ad una preghiera eucaristica gallicana. Estratti e uniti, hanno dato luogo ad una rinnovata anafora (preghiera eucaristica V), che può essere usata anche nelle messe che hanno come tema l'eucaristia, nelle ordinazioni, negli anniversari sacerdotali e nelle riunioni sacerdotali.
Si noti che:
l'accenno allo Spirito santo è legato alla possibilità data ai fedeli di presentare al Padre il sacrificio del corpo e sangue di Gesù;
il memoriale si esprime nel comando di Gesù, come nel canone ambrosiano, e nell'annuncio della sua morte attraverso la partecipazione conviviale;
l'epiclesi non è invocazione dello Spirito santo, ma richiesta al Padre di inviare «a noi» il suo Figlio come attuale fonte di salvezza.