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Research

L'anafora ambrosiana per il Giovedì Santo
Dossier a cura di Giordano Monzio Compagnoni



Liturgia della Settimana santa secondo il rito ambrosiano, Milano 1970, pp. 29-32.


Prefazio

È veramente cosa buona e giusta, doverosa e salutare, che noi, sempre, qui e dappertutto, ti rendiamo grazie, o Signore, Padre santo, onnipotente ed eterno Dio. Per Cristo nostro Signore. Egli pur essendo Dio nei cieli, discese sulla terra per cancellare i peccati degli uomini. Venuto a liberare il genere umano, viene venduto per un prezzo iniquo da uno schiavo, come se si trattasse di un debitore colpevole; costituito giudice degli angeli è ora trascinato davanti al tribunale di un uomo. Tutto questo per liberare dalla morte l'uomo che egli stesso aveva creato.

Per questo con gli angeli e gli arcangeli, i troni e le dominazioni e con tutte le schiere celesti cantiamo l'inno della tua gloria; dicendo:

[Santo...]


Canone

Il celebrante, eretto e a mani distese, dice:

O Padre clementissimo, noi ti supplichiamo e ti chiediamo per Gesù Cristo, tuo Figlio e nostro Signore, di accettare questi doni,


congiunge le mani e traccia un segno di croce sul pane e sul vino, dicendo

di benedire + queste offerte, questo santo e immacolato sacrificio.


Distende le mani e prosegue

Noi te l'offriamo anzitutto per la tua chiesa santa e cattolica e ti preghiamo di proteggerla e governarla, di darle pace e di raccoglierla nell'unità su tutta la terra, con il tuo servo il nostro Papa N., il nostro vescovo N. e con tutti quelli che custodiscono la fede cattolica, trasmessa dagli apostoli.

Sei, stato tu, o Signore, a volerci consorti del tuo Figlio, sei stato tu a renderci eredi con lui del tuo regno, cittadini del paradiso, compagni degli angeli, se però osserviamo con fede integra e pura i sacri impegni della spirituale milizia.

Dopo aver ricevuto un tale dono, che ci fa capaci di offrirti come vittima lo stesso corpo e sangue di nostro Signore Gesù Cristo, tutto possiamo sperare dalla tua misericordia. Per la redenzione del mondo egli liberamente andò incontro a quella pia e veneranda passione. E istituendo una forma di sacrificio che fosse di perenne salvezza, per primo offrì se stesso quale vittima, e per primo insegnò a noi come l'avremmo dovuto offrire.


A mani giunte

In questo giorno, vigilia della sua passione, sofferta per la nostra salvezza e del mondo intero, stando a mensa in mezzo ai suoi discepoli,


prende l'ostia e alza lo sguardo in alto

Egli prese il pane e alzando gli occhi al cielo, a te Dio, Padre suo onnipotente, rese grazie con la preghiera di benedizione, spezzò il pane, lo diede ai suoi discepoli e disse loro:


Lievemente inchinato, pronuncia in modo distinto e con attenzione le parole della consacrazione.


PRENDETE, E MANGIATENE TUTTI:

QUESTO È IL MIO CORPO

OFFERTO IN SACRIFICIO PER VOI.


Dette queste parole, subito eleva l'ostia, presentandola all'adorazione dei fedeli, poi la depone sulla patena e l'adora facendo genuflessione.


Poi si prosegue:

E dopo la cena, alla stesso modo


prende il calice e, tenendolo un po' elevato sull'altare, prosegue:

prese il calice e alzando gli occhi al cielo a te Dio, Padre suo onnipotente, rese ancora grazie con la preghiera di benedizione, lo diede ai suoi discepoli e disse loro:


Stando lievemente inchinato:

PRENDETE, E BEVETENE TUTTI:

QUESTO È IL CALICE DEL MIO SANGUE

PER LA NUOVA ED ETERNA ALLEANZA,

VERSATO PER VOI E PER TUTTI

IN REMISSIONE DEI PECCATI.


DIEDE LORO ANCHE QUESTO COMANDO:

OGNI VOLTA CHE FARETE QUESTO

FATELO IN MEMORIA DI ME;

PREDICATE LA MIA MORTE

ANNUNCIATE LA MIA RESURREZIONE

ATTENDETE CON FIDUCIA IL MIO RITORNO

FIN CHE DI NUOVO VERRÈ A VOI DAL CIELO.


Eleva il calice e lo presenta all'adorazione dei fedeli, quindi lo depone sul corporale, e lo adora facendo genuflessione.

Mistero della fede.


Il popolo acclama dicendo:

Ogni volta che mangiamo di questo pane

e beviamo a questo calice

annunciamo la tua morte, Signore,

nell'attesa della tua venuta.


A mani stese prosegue:

Questo noi facciamo, questo noi celebriamo, o Signore, obbedienti ai tuoi comandi; nel tempo stesso che riceviamo il corpo del Signore, per aderirvi più intimamente, ne annunciamo la morte. Tu solo, o Padre onnipotente, puoi inviare a noi l'unigenito tuo Figlio che, spontaneamente, mandasti a chi non ti aveva ancora pregato; da te, Dio immenso e d'infinita perfezione tu l'hai generato come te, Dio immenso e d'infinita perfezione. Donaci ora, come pegno di salvezza, il corpo di colui alla cui passione hai voluto legare la redenzione del genere umano.


A mani giunte, prosegue:

Per Cristo nostro Signore tu, o Dio, crei e santifichi sempre,

fai vivere, benedici e doni a noi tutto ciò che è buono

in accrescimento della nostra fede

e in remissione di tutti i nostri peccati.


Il celebrante prende la patena con l'ostia e il calice, ed elevandoli, dice:

Da Cristo e per Cristo e in Cristo

a te viene, o Dio, Padre onnipotente,

ogni magnificenza, ogni gloriosa lode,

ogni potere sovrano ed eterno

nell'unità dello Spirito Santo per i secoli infiniti.


Il popolo acclama:

Amen.


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