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Research

Il Preconio
Dossier a cura di Giordano Monzio Compagnoni


Exultet, in «Ambrosius», 1959, pp. 8-12

Esulti la schiera degli Angeli in cielo,
i divini misteri rieccheggino di gioia
come suono di tromba
si annunzi la vittoria di un Re così grande.
Gioisca la terra abbagliata da tanto fulgore,
e la luce del Re eterno
sciolga le tenebre del mondo.
Si rallegri la Chiesa circonfusa di luce splendente,
e questo luogo risuoni festoso
del canto gioioso del popolo.

Ora, fratelli carissimi,
raccolti attorno al meraviglioso chiarore di questo lume,
invocate con me la misericordia di Dio onnipotente
perchè Colui che chiamò me tra i suoi Leviti
mi illumini con la sua luce
e mi renda capace di cantare le lodi di questo Cereo.
Col favore di Gesù Cristo
nostro Signore e figlio suo
che in Lui vive e regna Dio,
assieme allo Spirito Santo
per tutti i secoli dei secoli.
[Amen.

Il Signore sia con voi.
E con il tuo spirito.
Innalziamo i nostri cuori.
Sono rivolti al Signore.
Rendiamo grazie al Signore, nostro Dio.
È cosa buona e giusta.]

È cosa degna e giusta, veramente,
conveniente e vantaggiosa
ringraziare Te qui e dappertutto e sempre,
o Signore Santo, Padre onnipotente, eterno Dio.
Non col sangue e le carni d'animali,
ma col Sangue e il Corpo del tuo Figlio Unigenito,
Gesù Cristo nostro Signore,
hai reso sacra la Pasqua di tutte le genti.
Abolite, così, le cerimonie di un popolo ingrato
la Grazia successe alla Legge:
e un'unica vittima,
spontaneamente offertasi alla tua maestà,
espiò la colpa di tutto il genere umano.
È questo l'Agnello annunciato nelle tavole della Legge:
non scelto tra i greggi, ma venuto dal cielo;
non bisognoso di un pastore
ma Buon Pastore egli stesso,
offrendo per le sue pecorelle la propria vita
e riprendendola poi risorta.
Il suo dono offrì esempio di umiltà,
e la sua resurrezione corporea argomento di speranza.
Dinanzi a chi lo tosava
l'Agnello non diede lamentosi belati,
ma proclamò solennemente
«Fra poco vedrete il Figlio dell'Uomo
sedere alla destra di Dio».
Egli ancora ci riconcilia con Te Padre onnipotente,
e pari a Te nel fulgore della maestà
ci offre il perdono:
così, quanto ai padri avveniva simbolicamente,
a noi succede realmente:

Ecco: ora risplende la colonna di fuoco
che nella notte santa
guida il popolo di Dio alle acque della salvezza:
in essa affoga il persecutore
e ne emerge purificata la schiera di Cristo.
Chi in Adamo era nato alla morte,
ora concepito nell'acqua fecondata dello Spirito Santo,
viene rigenerata alla vita, nel Cristo.
Sciogliamo dunque i volontari digiuni,
poi che come nostro agnello pasquale
il Cristo stesso si è immolato:
cibiamoci del Corpo di questo Agnello
e inebriamoci del suo Sangue.
Soltanto il suo Sangue non arreca la morte
ma dona salvezza a chi lo beve.
Nutriamoci di questo pane azzimo:
poi che non di solo pane vive l'uomo
ma di ogni parola di Dio.
Questo è il pane disceso dal cielo,
ben più nutriente di quella manna
che piovve un giorno dal cielo
e nutrì Israele senza preservarlo dalla morte.
Chi mangia di questo Corpo
acquista una vita perenne.
Ora sono caduti i vecchi riti,
tutto si è fatto nuovo.
Arrugginito è il coltello della circoncisione mosaica
fuori uso è l'aspra pietra tagliente di Giosuè.
Il popolo di Cristo è segnato nella fronte,
non nell'inguine,
con un bagno, non con una ferita,
col crisma, non col sangue.

In questa attesa notturna
della resurrezione del Signore e Salvatore nostro,
conviene dar fiamma alla cera
che col colore candido, il soave profumo,
e il luminoso splendore,
non si strugge in putrido liquido
né esala ingrato odore.
Non c'è nulla di più gioioso
che vegliare accanto al fiore di Jesse
con fiaccole ornate di fiori.
Di se stesso infatti cantò l'Eterna sapienza:
«Io sono il fiore del campo, il Giglio delle vallate».
Questa cera non trasuda dal pino lucente,
né stilla come una lacrima dal cedro ferito da scure:
v'è in essa l'arcano d'una procreazione verginale
che, purificata, risplende di niveo candore.
Anche il papiro fiorisce da limpida onda sorgiva,
come candida anima s'avvolge sinuoso
senza essere turbato da nodi:
e avvolto e spalmato della verginale materia,
pur nato da liquida fonte,
accoglie ospitale la fiamma.
Al lume di ceri odorosi
aspettiamo, come vuole la Chiesa,
lo Sposo che sta per venire;
meditiamo con mente devota
la larghezza del dono di Dio.
Non vengano le tenebre a turbarle il nostro devoto vegliare:
con cura sapiente si tenga viva la fiaccola,
e pur infondendo olio alle lampade
non si arrivi in ritardo incontro al Signore
che verrà come folgore in un battere d'occhio.

I più venerandi misteri
s'adunano tutti in questa veglia notturna:
ciò che in tempi diversi fu annunciato e attuato,
in questa notte si svolge e si compie.
Precede per primo, come la stella dei Magi,
la luce del Cereo.
S'aggiunge l'acqua della mistica nascita
come nuovo Giordano santificato dal Signore:
poi l'apostolica voce del Sacerdote
annuncia Cristo risorto,
e nella pienezza di tutto il mistero
la schiera dei fedeli si nutre di Cristo.
L'orazione e i meriti del Pontefice Ambrogio
santifichi il popolo,
che nella esultanza della Grazia di Cristo,
celebra la sua Resurrezione.
Per la bontà di Gesù Cristo
benedetto Figlio tuo e nostro Signore,
col quale vivi e regni beato
assieme allo Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.
[Amen.]

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