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Il Preconio
Dossier a cura di Giordano Monzio Compagnoni


La Settimana santa. Rituale ridotto in lingua italiana, Milano 1965, pp. 18-23.

1.Esultino i cori degli Angeli in cielo,
esultino i divini Spiriti arcani,
per la vittoria di un Re cosi grande
squillino le trombe a salvezza!
2. Giubili l'intero universo,
da tanto fulgore inondato,
e si senta riscattato alle tenebre,
or che sfavilla per l'eterno Sovrano!
3. Gioisca santa Madre Chiesa,
abbellita da sì vivo splendore,
festante questo tempio risuoni
al potente acclamare de' popoli!
4. Or dunque, fratelli carissimi,
convocati da questo sacro stupendo chiarore,
uniti con me, ve ne scongiuro, invocate
di Dio potentissimo la clemenza.
5. Egli, che tra i suoi ministri mi volle,
non certo per merito mio,
mi conceda di cantare le lodi del Cero,
infondendomi la sua fulgida grazia.
6. Ci assista Cristo Gesù,
Figlio suo e nostro Signore,
che vive e regna Dio, con lo Spirito Santo,
per tutti i secoli de' secoli. Amen.

Dialogo prefaziale
7. V. Il Signore sia con voi.
R. E con il tuo spirito.
V. Innalziamo i nostri cuori.
R. Sono rivolti al Signore.
V. Rendiamo grazie al Signore, nostro Dio.
R. È cosa degna e giusta.

8. È degno e giusto, doveroso e salvifico:
il ringraziarti qui e dovunque,
per tutti i secoli,
Signore, santo Padre, onnipotente eterno Iddio!

Lode del cero
9. Tu, consacrasti la Pasqua per tutte le genti,
non col sangue d'animali e con l'adipe,
ma col Corpo e col Sangue di Gesù, nostro Signore.
10. Abrogati i riti di un popolo ingrato,
alla Legge subentrò la tua Grazia,
e, per scontare l'universale delitto,
un'unica vittima liberamente s'offerse
una sol volta alla tua somma grandezza.
11. Ecco l'Agnello, raffigurato nell'antichissime tavole,
non prescelto da un gregge ma tratto dai cieli.
Guida al pascolo non gli occorre:
egli stesso è l'unico buon Pastore;
per le pecorelle sacrificò la sua vita
che, risorgendo, riprese.
12. All'umiltà ci convinse la divina condiscendenza
e speranza riacquistammo, vedendo un mortale risorgere.
Egli, dinnanzi a chi lo tosava, non volle belare lamento,
anzi dal Vangelo proclamò con accento profetico
Presto contemplerete il Figlio dell'uomo alla destra di Dio!
13. Egli, o Padre onnipotente, noi e te rappacifica
e, della tua Divinità partecipe,
con te ci perdona.
Tutti insomma gli eventi, raffigurati in antico,
per noi oggi ne' fatti s'avverano.

(Si accendono il cero ed altre due candele)

14. Ecco: risplende la colonna di fuoco
che, in questa notte beata,
guida il popolo del Signore all'acqua salvifica.
Il persecutore, affogandovi, muore
mentre la stirpe cristiana libera ne risale.
Chi per Adamo era nato alla morte,
nell'acqua dallo Spirito Santo,
per Cristo rinasce alla vita.
15. Sciogliamo, allora, l'intrapreso digiuno,
perché Cristo è immolato, nostro Agnello pasquale:
è nostro cibo il suo Corpo, il suo Sangue ci inebria;
l'unico Sangue che non contamina
ma che apporta salvezza.
Dunque, di questo insolito Pane mangiamo,
che non di solo pane vive l'uomo
ma di ogni parola divina.
16. È questo il vero Pane disceso dal cielo,
che perfino la manna, piovuta come florida messe,
ineffabile supera.
Essa, un tempo, sfamava Israele, senza strapparlo alla morte:
chi invece di questo Corpo si ciba
conquista una vita perenne.
17. Ecco si estingue un mondo decrepito
e ogni cosa si innova.
È slabbrato il coltello della circoncisione mosaica,
di Giosuè la barbara pietà tagliente
ora giace inservibile.
Sulla fronte,
dal Crisma non già col sangue,
in abluzione, non per ferita,
con il marchio di Cristo i popoli oggi si fregiano!

(Si mettono nel Cero i cinque grani d'incenso)

18. È bello, questa notte, attendere vigili
il Signore e Salvatore nostro risorto
e nell'attesa bruciare a profusione la cera.
Essa liquidi corruttibili non promana, sciogliendosi,
né sprigiona disgusto, ma è candida e profumata.
fonte di vivo splendore.
19. Nulla v'è di più lieto
che il fiore vegliare di Iesse
con fiori adornando le fiaccole.
Tanto più che egli stesso, la vera Sapienza,
di se profetava, dicendo:
Sono fiore di campo e giglio delle convalli.
20. Non trasuda la cera da pino che bruci
né la spreme insistente la scure dal cedro, che piange;
dall'arcano nasce di vergini creature
e purificata s'imbianca in candore di neve.
21. Sorge, invece, il papiro nell'onda fuggevole
e, qual anima fanciulla, ritto senza nodi s'eleva;
avvolto quindi in vergine cera,
pur, se nutrito dai rivi, accoglie ospitale la fiamma.
22. Al dolce chiarore di lumi odorosi,
attenda il suo sposo la Chiesa
e raccolta mediti le sante grazie munifiche.
Oh! non avvenga che questa sacra vigilia
sconvolgan le tenebre
e per questo adorniamo, prudenti, le fiaccole
di luce perpetua,
poiché l'indugio nel ravvivarle
ci attarderebbe incontro al Signore,
che certo verrà in un batter di ciglio,
rapido come la folgore.

(Si accendono tutti i lumi e le luci della chiesa)

23. Tutto abbraccia questa veglia il mistero della nostra salvezza:
avvicendati in questa notte s'avverano
le immagini e i fatti di vari millenni.
24. E, prima si f a guida a noi questa luce notturna,
come ai Magi la stella,
mentre l'acqua misteriosa rigenera,
come un tempo il Giordano, per bontà del Signore.
Poi, la resurrezione di Cristo
il sacerdote proclama con apostolica voce.
25. Perché, infine, il mistero si compia,
di Cristo si cibano le turbe fedeli.
Questo popolo, o Dio,
per i meriti e la preghiera del tuo vescovo Ambrogio
e per la grazia copiosa di Cristo,
accolga entusiasta il giorno del Signore risorto!

Conclusione
26. Per il buono e benedetto Figlio tuo, Cristo Gesù, Signore nostro,
col quale beatamente vivi e regni Dio
unito allo Spirito Santo,
per tutti i secoli de' secoli!
Amen!

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