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2. LA PAROLA, L'ALTARE, IL CANTO.

I ministeri fondamentali della liturgia


 

1. Comunità cristiana e ministeri

Come recentemente ci ha ricordato il Sinodo,

All'assemblea liturgica ciascuno è convocato con i propri doni e carismi. Ogni comunità provveda a dotarsi di tutti quei ministeri di cui ha bisogno per la sua missione. Essi nascono dall'Eucaristia e confluiscono nei molteplici servizi di tutta la vita pastorale (Sinodo XLVII, cost. 54, 1).

Ogni ministero rappresenta una modalità nella quale la vita dei credenti trova una precisa configurazione, e mediante la quale il credente esprime la propria partecipazione alla missione fondamentale della Chiesa, che è l'evangelizzazione.

Di conseguenza, ogni ministro è chiamato ad essere figura di riferimento e di valore all'interno della propria comunità, attento ad esprimere e a costruire la comunione ecclesiale, ma insieme competente e consapevole del proprio ruolo:

I laici chiamati a uno speciale ministero non saranno semplici esecutori delle indicazioni dei presbiteri e dei diaconi, ma veri animatori di assemblee presiedute dal pastore d'anime, promotori della corresponsabilità nella Chiesa e dell'accoglienza di quanti cercano di compiere un itinerario di fede, evangelizzatori nelle varie situazioni ed emergenze di vita, interpreti della condizione umana nei suoi molteplici aspetti (Rito dell'istituzione degli accoliti e dei lettori - Premesse, n. 5).


2. I tre ministeri fondamentali

Ma quali sono i ministeri che più direttamente riguardano le celebrazioni liturgiche, fermo restando che il ministero fondamentale è quello dell'assemblea e che nessun ministero può limitarsi all'ambito propriamente rituale? Se scorriamo i Principi e norme del Messale, osserviamo come sia chiaramente affermata l'importanza dell'esistenza di un «gruppo pilota», essenziale per una seria e responsabile celebrazione dell'eucaristia:

Conviene, per quanto è possibile, che la celebrazione si svolga con il canto e con un congruo numero di ministri, soprattutto nelle domeniche e nelle feste di precetto (PNMA, n. 78).

Quali siano questi ministri è detto subito dopo:

È bene che un accolito, un lettore e un cantore assistano di solito il sacerdote celebrante: è questa la forma «tipica» (PNMA, n. 79).

Il perché di questa indicazione è abbastanza chiaro: ogni celebrazione - oltre al presidente (un presbitero o un diacono, oppure, a certe condizioni, anche un laico che ne abbia ricevuto il mandato) - deve normalmente vedere la presenza di almeno un ministro per ciascuno dei compiti più importanti: il servizio alla mensa eucaristica, la proclamazione della Scrittura e la guida del canto, indispensabile elemento rituale.

Dunque, se è vero che la celebrazione eucaristica potrà avvenire «anche senza canto e con un solo ministro» che svolga contemporaneamente più compiti (PNMA, nn. 73, 78), il gruppo sopra descritto rappresenta il minimo indispensabile espressamente richiesto dalla celebrazione, che ovviamente «prevede la possibilità di usare un numero anche maggiore di ministri», come ad esempio un diacono (PNMA, n. 79).

Il carattere ecclesiale dei ministeri impone inoltre di distribuire fra più persone un medesimo compito, ma non una medesima azione:

Se sono presenti più persone che possono esercitare lo stesso ministero, nulla impedisce che si distribuiscano tra loro le varie parti di uno stesso ministero e ciascuno svolga la sua. Per esempio, un diacono può essere incaricato delle parti in canto, e un altro del servizio all'altare; se vi sono più letture, converrà distribuirle tra più lettori, e così via. Proprio non conviene che più persone si dividano fra loro un unico elemento della celebrazione: per esempio, che la medesima lettura sia proclamata da due lettori, uno dopo l'altro (IGMR3, n. 109).

Così pure, se è vero che i differenti ministeri scaturiscono dall'assemblea, e che pertanto ciascun membro «ha il diritto e il dovere di recare la sua partecipazione in diversa misura a seconda della diversità di ordine e di compiti», ciò non toglie che si debba evitare confusioni di ruoli e comportamenti liturgicamente anomali. Ciascuno è chiamato a servire la comunità nel modo e nel momento opportuno, senza che tutti facciano tutto:

Tutti, sia i ministri che i fedeli, compiendo il proprio ufficio, facciano tutto e soltanto ciò che è di loro competenza: così che la stessa disposizione della celebrazione manifesti la Chiesa costituita nei suoi diversi ordini e ministeri (IGMA, n. 59).

Tra i ministeri laicali (quelli cioè che non richiedono il sacramento dell'ordine, come il presbiterato e il diaconato), anche quelli che non sono conferiti in forma stabile (il lettorato e l'accolitato, che attualmente la disciplina della Chiesa conferisce solo a uomini: cfr. CIC, can. 230, 1), sono ministeri liturgici a tutti gli effetti. Essi sono esercitati in forza di una vera deputazione della Chiesa (cfr. CIC, can. 230, 2-3; S.C. per i sacramenti e il culto divino, Lettera 15 marzo 1994):

Gli uffici liturgici, che non sono propri del sacerdote e del diacono [...], possono essere affidati, con la benedizione liturgica o con incarico temporaneo, anche a laici idonei, scelti dal parroco o dal rettore della chiesa (PNMR3, n. 107).


3. I tre ministeri fondamentali

Dei tre ministri sopra descritti - accanto ai quali il Messale descrive altri ruoli particolari, come quello del sacrista (PNMR3, n. 105a), del commentatore (PNMA, n. 69a), degli incaricati della raccolta delle offerte (PNMA, n. 69b), dell'accoglienza, della disposizione e dei movimenti dei fedeli nell'aula (PNMA, n. 69c), nonché della regia della celebrazione (PNMA, n. 70) - l'accolito istituito (oppure altri fedeli laici) dovrà

curare il servizio all'altare e aiutare il sacerdote e il diacono. A lui spetta specialmente preparare l'altare e i vasi sacri, e [se necessario], come ministro straordinario, distribuire l'eucaristia ai fedeli (PNMA, n. 66).

Come precisa la nuova Institutio del Messale romano,

per il servizio dell'altare e in aiuto al sacerdote e al diacono, si possono destinare altri ministri laici che portano la croce, i ceri, il turibolo, il pane, il vino, l'acqua; questi sono anche incaricati per distribuire la comunione come ministri straordinari (n. 100).

Al di fuori delle celebrazioni, invece, l'accolito dovrà essere «il vero promotore laico della vita e dello spirito liturgico di cui dev'essere penetrata una comunità»: egli, oltre «a farsi strumento dell'amore di Cristo e della Chiesa» nei confronti» dei deboli e degli infermi (CEI, I ministeri nella Chiesa, n. 8),

potrà avere la responsabilità di tutta l'attività liturgica della comunità: curare i vari gruppi, dai ministranti all'altare, piccoli e grandi, ai lettori, ai salmisti, ai commentatori, ai cantori, agli altri che si prestano per la buona accoglienza ai partecipanti; attendere alla preparazione e alla celebrazione delle varie solennità e feste, sia quelle dell'anno liturgico culminante nella pasqua come pure quelle sacramentali (CEI, Evangelizzazione e ministeri, n. 87).

Analogamente, il lettore - che potrà essere sostituito da «altri laici che siano però adatti a svolgere questo compito e ben preparati siano incaricati a proclamare le letture della Sacra Scrittura» (PNMR3, n. 101) -

è istituito per proclamare le letture della sacra scrittura, eccetto il vangelo; può anche proporre le intenzioni della preghiera universale e, in mancanza del salmista, recitare il salmo interlezionale (PNMA, n. 67);

nell'ambito dell'attività pastorale, il lettore (o il gruppo di lettori) dovrà

curare la preparazione dei fedeli alla comprensione della parola di Dio ed educare nella fede i fanciulli e gli adulti. Ministero perciò di annunciatore, di catechista, di educatore alla vita sacramentale, di evangelizzatore a chi non conosce o misconosce il Vangelo. Suo impegno, perché al ministero corrisponda un'effettiva idoneità e consapevolezza, deve essere quello di accogliere, conoscere, meditare, testimoniare la parola di Dio che egli deve trasmettere (CEI, I ministeri nella Chiesa, n. 7).

Più articolato appare il ministero del canto: se alla schola cantorum o coro spetta «di eseguire a dovere le parti che le sono proprie, secondo i vari generi di canto, e promuovere la partecipazione attiva dei fedeli nel canto» (PNMA, n. 64), il cantore dovrà «dirigere e sostenere il canto del popolo» e, in mancanza della schola, «guidare i diversi canti, facendo partecipare il popolo per la parte che gli spetta» (PNMA, n. 65).

Accanto ad essi troviamo inoltre l'organista e gli altri strumentisti, con compiti simili a quelli del coro (cfr. PNMA, n. 64), e il salmista - che, «per adempiere convenientemente il suo ufficio, è necessario [...] possegga l'arte del salmodiare e abbia una buona pronuncia e una buona dizione» (PNMA, n. 68) -, incaricato di «proclamare il salmo, o il canto biblico, tra le letture».


Domande per la riflessione

- Quali ministeri e servizi sono presenti nella nostra comunità?

- Qual è la «qualità cristiana» dei ministri delle nostre comunità?

- Siamo consapevoli che l'assemblea è il ministero fondamentale, e che tutti gli altri ministeri - presidenza compresa - sono a servizio di essa?

- Nelle nostre celebrazioni è normalmente presente l'articolazione minima prevista dal messale? Chi esercita i vari ministeri?

- Siamo abituati a «condividere» i ministeri, suddividendoli, quando possibile, fra più persone?

- Quali spazi di ministerialità sono previsti per i fedeli?

- A chi è affidato il ministero del servizio all'altare? Solo a fanciulli e ragazzi, oppure anche a giovani e adulti?

- Qual è la struttura del gruppo dei lettori? Catechisti, educatori e responsabili dei gruppi di formazione ne fanno parte?

- Quali figure relative all'animazione del canto sono presenti nella nostra comunità? Come si relazionano con l'assemblea? La sostituiscono oppure la sostengono e la educano a svolgere la propria parte?