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Activities

Introduction to the THECLA project

Presentazione

1.  THECLA - acronimo di Thesaurus Cantus et Liturgiae Ambrosiani - è un progetto che fa capo al Pontificio Istituto Ambrosiano di Musica Sacra, e che è finalizzato alla tutela, alla salvaguardia e alla valorizzazione delle fonti del canto ambrosiano, peculiare manifestazione del rito proprio della Chiesa di Milano.
Fin dall'antichità, ogni Chiesa locale ha espresso l'insondabile ricchezza dell'identico mistero di Cristo secondo modalità celebrative variabili (cfr. CCC, nn. 1200-1201) e «particolari, culturalmente caratterizzate: nella tradizione del "deposito della fede" (cfr. 2 Tm 1,14), nel simbolismo liturgico, nell'organizzazione della comunione fraterna, nella comprensione teologica dei misteri e in varie forme di santità» (CCC, n. 1202).
E il fatto che musica e canto rappresentino un indispensbile elemento liturgico, posto a servizio del culto divino, non è una intuizione esclusivamente post-conciliare (cfr. Sacrosanctum concilium, n. 112): per fare riferimento ad un testo classico, già Pio X riconosceva la musica sacra «come parte integrante della solenne liturgia», di cui «partecipa il fine generale, che è la gloria di Dio», ma anche la finalità pastorale, cioà «la santifica­zione ed edificazione dei fedeli», perché «i fedeli con tale mezzo siano più facilmente ecci­tati alla devozione e meglio si dispongano ad accogliere in sé i frutti della grazia, che sono pro­pri della celebrazione dei sacrosanti misteri» (Tra le sollecitudini, n. 1).

2.  Com'è noto, Tecla è nome appartenuto a molte sante. La più celebre tra esse - alla quale fu intitolata la protocattedrale milanese, costruita attorno al IV secolo; dedicazione che ancor oggi è continuata dalla parrocchia del Duomo di Milano -, originaria di Iconio (nell'attuale Turchia centro-meridionale), venne convertita dalla predicazione di Paolo e Barnaba (cfr. At 14).
La figura della santa ci è nota esclusivamente attraverso gli apocrifi e leggendari Atti di Paolo e Tecla, del II secolo, che la descrivono come profondamente innamorata di Paolo e della sua predicazione «sulla continenza e sulla risurrezione».
Secondo gli Atti, fu Paolo stesso ad invitarla ad annunciare la fede: «Va' e insegna la parola di Dio»; dopo una serie di prove, raggiunta Seleucia in Siria, essa iniziò ad esercitare la vita ascetica, condividendo la propria forma di vita insieme a un gruppo di nobili donne alle quali essa aveva annunciato il Vangelo.
Per questo ancor oggi le Chiese orientali la venerano come «protomartire» - cioè prima testimone della fede - presso le donne e «isoapostola», cioè uguale agli apostoli.
Nell'ambito di un progetto culturale legato al canto e al rito ambrosiani, richiamare il nome di Tecla significa quindi da un lato manifestare, attraverso il nome della sua antica patrona, un profondo legame con la Chiesa locale e con la cattedrale milanese, quale principale promotore e figura di riferimento nella fedele e creativa trasmissione del depositum fidei celebrato nella liturgia.
Ma soprattutto, riferirsi a Tecla significa esprimere la funzione evangelizzatrice insita in questa iniziativa culturale sia intimamente connessa con la cura per la paràdosis (tradizione) dell'Evangelo e con la martyria (testimonianza e annuncio) della fede, di cui la liturgia - e, al suo interno, la musica e il canto - costituisce il momento sorgivo e insieme conclusivo:

La liturgia, [...] non si aggiunge come momento parziale alle varie modalità della vita cristiana, ma ne costituisce momento originario e sintetico che dà forma autentica all'intero cammino del credente. Essa è, infatti, alimento insostituibile per la vita di ciascuno e insieme luogo in cui ogni vissuto personale e comunitario si innesta nel mistero di Cristo e da questo viene interpretato e assunto (Sinodo XLVII, cost. 51, § 3).

3.  Il nome «Tecla» evoca però una seconda realtà.
«Tecla» è infatti il nome di una delle tante città immaginarie descritte da Italo Calvino; una città di cui poco si vede, e i cui abitanti sono impegnati in un'opera di incessante costruzione; una città che suscita numerosi interrogativi e fornisce una sola risposta:

Chi arriva a Tecla, poco vede della città, dietro gli steccati di tavole, i ripari di tela di sacco, le impalcature, le armature metalliche, i ponti di legno sospesi a funi o sostenuti da cavalletti, le scale a pioli, i tralicci. Alla domanda: - Perché la costruzione di Tecla continua così a lungo? - gli abitanti senza smettere d'issare secchi, di calare fili a piombo, di muovere in su e in giù lunghi pennelli. - Perché non cominci la distruzione, - rispondono. E richiesti se temono che appena tolte le impalcature la città cominci a sgretolarsi e a andare in pezzi, soggiungono in fretta, sottovoce: - Non soltanto la città.
Se, insoddisfatto delle risposte, qualcuno applica l'occhio alla fessura d'una staccionata, vede gru che tirano altre gru, incastellature che rivestono altre incastellature, travi che puntellano altre travi. - Che senso ha il vostro costruire? - domanda. - Qual è il fine d'una città in costruzione se non una città? Dov'è il piano che seguite, il progetto?
- Te lo mostreremo appena termina la giornata; ora non possiamo interrompere, - rispondono.
Il lavoro cessa al tramonto. Scende la notte sul cantiere. È una notte stellata. - Ecco il progetto, - dicono
(I. Calvino, Le città invisibili).

La città di Tecla è dunque un cantiere, evangelicamente sospeso fra vetera e nova, fra già e non ancora, fra la custodia di ciò che fonda l'identità della città - le sue strade, le sue piazze, i suoi edifici - e la realizzazione di un disegno non ancora compiuto e che, per certi versi, è irraggiungibile, portatore di un di più e un oltre: la notte stellata.

4.  Il progetto THECLA vorrebbe essere proprio questo: una realtà che dal «conservatorio» conduce al «laboratorio»; un luogo nel quale la conoscenza e la comprensione della tradizione liturgica della Chiesa di Milano non siano oggetto di una semplice opera di nostalgica preservazione, ma orientino il cammino a venire. In proposito, è interessante riascoltare un giudizio del beato card. Schuster:

La storia è maestra della vita, a condizioni tuttavia che lo sguardo sul passato indirizzi saggiamente pel futuro. Senza di che, la semplice notizia dei tempi che furono, rassomiglia ad un'orrida statistica di morti, redatta ad uso dei moribondi. C'è un pericolo al quale non sfuggono facilmente gli ecclesiastici [...]. È il culto statico delle glorie degli avi, senza però che i successori si rendano conto che tempi ed uomini camminano, e chi si ferma lungo la strada finisce per isolarsi dalla carovana (Che cosa dovrebbe fare oggi S. Ambrogio?, «Ambrosius», 1950, p. 21).

Solo a condizione di una acuta, competente e corretta conoscenza del passato, indagato nei suoi molteplici linguaggi e approfondito nelle sue motivazioni profonde di ordine spirituale, teologico, storico e culturale, il patrimonio liturgico e musicale ambrosiano - portatore di modelli e soluzioni già ampiamente sperimentate e passate al vaglio di una millenaria vicenda ecclesiale - potrà rispondere al desiderio di vero, di bello e di bene dell'uomo d'oggi e, insieme, contribuire a progettare il futuro.
Oggi - affermava Dietrich Bonhoeffer -

niente resta, niente si radica. Tutto è a breve termine, tutto ha breve respiro. Ma beni come la giustizia, la verità, la bellezza, e in generale tutte le grandi prestazioni richiedono tempo, stabilità, «memoria», altrimenti degenerano. Chi non è disposto a portare la responsabilità di un passato e a dare forma a un futuro, costui è uno «smemorato», e io non so come si possa colpire, affrontare, far riflettere una persona simile. Poiché qualsiasi parola, anche se al momento è capace di fare impressione, viene poi inghiottita dalla smemoratezza. Che si può fare? (Lettera, 1 febbraio 1944).

5.  L'iniziativa del progetto è legata al Pontificio Istituto Ambrosiano di Musica Sacra, istituzione fondata nel 1931 dal card. Schuster come Scuola Superiore di Canto Ambrosiano e di Musica Sacra, omologa della Pontificia Scuola Superiore di Musica Sacra in Roma (ora Pontificio Istituto di Musica Sacra).
Quando, nel 1940, la Sede apostolica annoverò la Scuola tra gli istituti pontifici di studi superiori, gli obiettivi originari del fondatore - il rinnovamento della liturgia ambrosiana e la promozione del canto ambrosiano e della musica liturgica a servizio del culto divino - vennero riconfermati da Pio XII:

Cardinalis archiepiscopus Mediolanensis enixe a Sancta Sede expetivit ut Schola Ambrosiana Musicae Sacrae, a se pro singulari studio ambrosianae liturgiae instaurandae novem abhinc annis Mediolani condita, tanquam Altiorum studiorum pontificium institutum agnosceretur cum facultate gradus academicos conferendi. Sanctissimus autem Dominus noster divinae Providentiae Pius papa XII, huius sacrae Congregationis cardinali praefecto infrascripto referente, petitioni Eminentissimi archiepiscopi Mediolanensis benigne annuere dignatus est.

Già dall'istituzione della Scuola Superiore, però, aveva preso avvio la costituzione di una adeguata biblioteca che ne supportasse l'attività, rispondendo ai bisogni di docenti e studenti circa l'approfondimento, l'insegnamento e l'apprendimento delle varie discipline insegnate.
Stralciando numerosi volumi dalla biblioteca del Seminario del Duomo, ma anche grazie a cospicue donazioni - ad esempio il fondo appartenuto al musicologo Giulio Bas - si venne formando un nucleo specializzato molto articolato. Il fondo librario - per iniziativa di mons. Ernesto Teodoro Moneta Caglio e di mons. Natale Ghiglione - fu inoltre affiancato da un cospicuo archivio fotografico comprendente le riproduzioni integrali o parziali di alcune centinaia di manoscritti di canto ambrosiano.
L'attività dell'istituto comportò inoltre l'istituzione presso la biblioteca di una sezione Archivi, comprendente non solo l'archivio storico e quello delle tesi, ma anche quello della rivista «Ambrosius» - nel decennio 1930-1940 organo ufficiale dell'Istituto -, a cui si aggiunsero altri nuclei documentari aggregati, tra i quali spiccano i fondi Dotta, Garbagnati e Bambini.

6.  In conclusione, il progetto THECLA - che prende l'avvio valorizzando il patrimonio esistente presso il PIAMS e promuovendone la fruizione - intende anzitutto rispondere alle finalità specifiche dell'istituto che lo promuove. La costituzione apostolica Sapientia christiana, che regola le istituzioni accademiche ecclesiastiche, stabilisce infatti che

Per il raggiungimento dei propri fini specifici, soprattutto per il compimento delle ricerche scientifiche, in ciascuna Università o Facoltà deve esserci una biblioteca adeguata, rispondente ai bisogni dei docenti e degli studenti, ordinata convenientemente e fornita degli opportuni cataloghi (art. 52),
in modo che
essa possa efficacemente servire tanto all'approfondimento e all'insegnamento delle discipline, quanto al loro apprendimento, come anche alle esercitazioni e ai seminari (art. 53).

A partire da qui, il PIAMS si propone di essere, con sempre più lucida coscienza della propria vocazione, uno specchio e un testimone dell'incredibile lievitazione del pensiero religioso, letterario, artistico, ecc. prodotta in terra ambrosiana dall'innesto della parola dell'evangelo nelle diverse discipline del sapere.
Insieme a questo, il PIAMS intende essere luogo di confronto fra le diverse forme del sapere, nel quale si manifesta un reale interesse e una frequentazione senza pregiudizi di ogni area della storia e della cultura in cui l'esperienza della ricerca della verità appaia praticata e documentata.


Giordano Monzio Compagnoni