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The Ambrosian missal: chapter III

CAPITOLO III

UFFICI E MINISTERI NELLA MESSA

59. Nell'assemblea, che si riunisce per la messa, ciascuno ha il diritto e il dovere di recare la sua partecipazione in diversa misura a seconda della diversità di ordine e di compiti (1). Pertanto tutti, sia i ministri che i fedeli, compiendo il proprio ufficio, facciano tutto e soltanto ciò che è di loro competenza (2): così che la stessa disposizione della celebrazione manifesti la chiesa costituita nei suoi diversi ordini e ministeri.

I. Uffici e ministeri dell'ordine sacro

60. Ogni legittima celebrazione dell'eucaristia è diretta dal vescovo, o personalmente, o per mezzo dei presbiteri suoi collaboratori (3). Quando il vescovo è presente a una messa con partecipazione di popolo, è bene che presieda lui stesso l'assemblea, e che associ a sé i presbiteri nella celebrazione, per quanto è possibile concelebrando con loro. Questo si fa non tanto per accrescere la solennità esteriore del rito, ma per esprimere con maggior chiarezza il mistero della chiesa, sacramento di unità (4). Se il vescovo non celebra l'eucaristia, ma ne affida il compito a un presbitero, è bene che sia lui a presiedere la liturgia della parola e concluda poi la messa con il rito di congedo.

61. Anche il sacerdote, che nella comunità dei fedeli è insignito del potere derivatogli dall'ordine sacro di offrire il sacrificio nella persona di Cristo (5), presiede l'assemblea riunita, ne dirige la preghiera, annuncia ad essa il messaggio della salvezza, si associa il popolo nell'offerta del sacrificio a Dio Padre per Cristo nello Spirito santo, distribuisce ai fratelli il pane della vita eterna e partecipa con essi al banchetto. Pertanto, quando celebra l'eucaristia, deve servire Dio e il popolo con dignità e umiltà, e nel modo di comportarsi e di pronunziare le parole divine, deve far sentire ai fedeli la presenza viva di Cristo.

62. Tra i ministri ha il primo posto il diacono, il cui ordine già dagli inizi della chiesa fu tenuto in grande onore. Nella messa il diacono ha come ufficio proprio: l'annunciare il vangelo e talvolta predicare la parola di Dio, proporre ai fedeli le intenzioni della preghiera universale, servire il sacerdote, distribuire ai fedeli l'eucaristia, specialmente sotto la specie del vino, ed eventualmente indicare all'assemblea i gesti e gli atteggiamenti da assumere.

II. Ufficio e compito del popolo di Dio

63. Nella celebrazione della messa i fedeli formano la gente santa, il popolo che Dio si è acquistato e il sacerdozio regale, per rendere grazie a Dio, offrire la vittima immacolata non soltanto per le mani del sacerdote ma anche insieme con lui, e imparare a offrire se stessi (6). Procurino quindi di manifestare tutto ciò con un profondo senso religioso e con la carità verso i fratelli che partecipano alla stessa celebrazione. Evitino perciò ogni forma di individualismo e di divisione, tenendo presente che hanno un unico Padre nei cieli, e che perciò tutti sono tra loro fratelli. Formino invece un solo corpo, sia nell'ascoltare la parola di Dio, sia nel prendere parte alle preghiere e al canto, sia specialmente nella comune offerta del sacrificio e nella comune partecipazione alla mensa del Signore. Questa unità appare molto bene dai gesti e dagli atteggiamenti del corpo, che i fedeli compiono tutti insieme. I fedeli non rifiutino di servire con gioia l'assemblea del popolo di Dio, ogni volta che sono pregati di prestare qualche servizio particolare nella celebrazione.

64. Tra i fedeli esercita un proprio ufficio liturgico la schola cantorum o "coro", il cui compito è quello di eseguire a dovere le parti che le sono proprie, secondo i vari generi di canto, e promuovere la partecipazione attiva dei fedeli nel canto (7). Quello che si dice della schola cantorum vale anche, con gli opportuni adattamenti, per gli altri musicisti, specialmente per l'organista.

65. E' opportuno che vi sia un cantore o maestro di coro per dirigere e sostenere il canto del popolo. Anzi, mancando la schola, è compito del cantore guidare i diversi canti, facendo partecipare il popolo per la parte che gli spetta (8).

III. Uffici particolari

66. E' compito dell'accolito curare il servizio all'altare e aiutare il sacerdote e il diacono. A lui spetta specialmente preparare l'altare e i vasi sacri, e, come ministro straordinario, distribuire l'eucaristia ai fedeli.

67. Il lettore è istituito per proclamare le letture della sacra scrittura, eccetto il vangelo; può anche proporre le intenzioni della preghiera universale e, in mancanza del salmista, recitare il salmo interlezionale. Il lettore nella celebrazione eucaristica ha un suo ufficio proprio, che deve esercitare lui stesso, anche se sono presenti ministri di ordine superiore. Perché i fedeli maturino nel loro cuore, ascoltando le letture divine, un soave e vivo amore della sacra scrittura (9), è necessario che i lettori incaricati di tale ufficio, anche se non ne hanno ricevuta l'istituzione, siano veramente idonei e preparati con impegno.

68. E' compito del salmista proclamare il salmo, o il canto biblico, tra le letture. Per adempiere convenientemente il suo ufficio, è necessario che il salmista possegga l'arte del salmodiare e abbia una buona pronuncia e una buona dizione.

69. Quanto agli altri ministri, alcuni svolgono determinate funzioni in presbiterio, altri fuori del presbiterio. Fra i primi si annoverano coloro ai quali è stato affidato il compito di distribuire, in qualità di ministri straordinari, la santa comunione, come pure coloro che portano il messale, la croce, i ceri, il pane, il vino, l'acqua, il turibolo e la navicella (10). Fra gli altri ci sono:
a) Il commentatore, che rivolge ai fedeli spiegazioni ed esortazioni per introdurli nella celebrazione e meglio disporli a comprenderla e seguirla. Gli interventi del commentatore siano preparati con cura, siano chiari e sobri. Nel compiere il suo ufficio, il commentatore sta in un luogo adatto davanti ai fedeli, ma non sale all'ambone.
b) Coloro che, in alcune regioni, accolgono i fedeli alla porta della chiesa e li dispongono ai propri posti, e ordinano i movimenti processionali dei fedeli.
c) Coloro che raccolgono le offerte in chiesa.

70. E' bene che, soprattutto nelle grandi chiese e nelle comunità importanti, vi sia qualcuno incaricato di predisporre con cura le celebrazioni, e di preparare i ministri a compierle con decoro, ordine e devozione.

71. Tutti i ministeri inferiori a quelli propri del diacono, possono essere esercitati da uomini laici, anche se non ne hanno ricevuta l'istituzione. Anche una donna ben preparata può proclamare le letture che precedono il vangelo e proporre le intenzioni della preghiera universale (11).

72. Se sono presenti più persone che possono esercitare lo stesso ministero, nulla impedisce che si distribuiscano tra loro le varie parti di uno stesso ministero e ciascuno svolga la sua. Per esempio, un diacono può essere incaricato delle parti in canto, e un altro del servizio all'altare; se vi sono più letture, converrà distribuirle tra più lettori, e così via.

73. Se nella messa con partecipazione di popolo vi è un solo ministro, egli può compiere diversi uffici.

74. La preparazione pratica di ogni celebrazione liturgica si faccia di comune intesa fra tutti coloro che sono interessati rispettivamente alla parte rituale, pastorale e musicale, sotto la direzione del rettore della chiesa, e sentito anche il parere dei fedeli per quelle cose che li riguardano direttamente.




NOTE  (torna in cima)
  1. Cfr. Concilio Vaticano II, Costituzione sulla Sacra Liturgia Sacrosanctum Concilium, nn. 14, 26.
  2. Cfr. Ibidem, n. 28.
  3. Cfr. Concilio Vaticano II, Costituzione Dogmatica sulla Chiesa Lumen Gentium, nn. 26, 28; Cfr. Concilio Vaticano II, Costituzione sulla Sacra Liturgia Sacrosanctum Concilium, n. 26.
  4. Cfr. Concilio Vaticano II, Costituzione sulla Sacra Liturgia, Sacrosanctum Concilium, n. 26.
  5. Cfr. Concilio Vaticano II, Decreto sul ministero e la vita dei Presbiteri Presbyterorum Ordinis, n. 2; Cfr. Concilio Vaticano II, Costituzione dogmatica sulla Chiesa Lumen Gentium, n. 28.
  6. Cfr. Concilio Vaticano II, Costituzione sulla Sacra Liturgia, Sacrosanctum Concilium, n. 48; Cfr. Sacra Congregazione dei Riti, Istruzione Eucharisticum Mysterium, 25 maggio 1967, n. 12: AAS 59 (1967) pp. 548-549.
  7. Cfr. Sacra Congregazione dei Riti, Istruzione Musicam sacram, 5 marzo 1967, n. 19: AAS 59 (1967) p. 306.
  8. Cfr. Ibidem, n. 21: AAS 59 (1967) p. 306.
  9. Cfr. Concilio Vaticano II, Costituzione sulla Sacra Liturgia, Sacrosanctum Concilium, n. 24.
  10. Cfr. Sacra Congregazione per la Disciplina dei sacramenti, Istruzione Immensae Caritatis, 29 gennaio 1973, n. 1: AAS 65 (1973) pp. 265-266.
  11. Cfr. Sacra Congregazione per il Culto Divino, Istruzione per la retta applicazione della Costituzione sulla Sacra Liturgia, 5 settembre 1970, n. 7: AAS 62 (1970) p. 693.

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