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NORME UNIVERSALI PER L'ORDINAMENTO
DELL'ANNO LITURGICO E DEL CALENDARIO AMBROSIANO


CAPITOLO I
L'ANNO LITURGICO

1. La santa Chiesa celebra, con sacro ricordo, in giorni determinati, nel corso dell'anno, l'opera di salvezza di Cristo. Ogni settimana, nel giorno a cui ha dato il nome di domenica, fa la memoria della risurrezione del Signore, che ogni anno, insieme alla sua beata passione, celebra a pasqua, la più grande delle solennità. Nel corso dell'anno, poi, distribuisce tutto il mistero di Cristo e commemora il giorno natalizio dei santi. La Chiesa, infine, nei vari tempi dell'anno, secondo una tradizionale disciplina, completa la formazione dei fedeli per mezzo di pie pratiche spirituali e corporali, per mezzo dell'istruzione, della preghiera, delle opere di penitenza e di misericordia (1).


TITOLO I
GIORNI LITURGICI

I.Il giorno liturgico

2. Ogni giorno viene santificato dal popolo di Dio con celebrazioni liturgiche, specialmente con il sacrificio eucaristico e l'ufficio divino. Il giorno liturgico decorre da una mezzanotte all'altra. La celebrazione della domenica, delle solennità, delle feste e delle memorie secondo l'antica e costante tradizione ambrosiana, comincia dai vespri del giorno precedente (2) e comprende anche i secondi vespri del giorno, se si tratta di una domenica o di una solennità o di una festa, salvo quanto è disposto nei nn. 10, 31, 34 circa le messe vigiliari, soprattutto le più solenni; quando invece si tratta di una memoria il giorno liturgico si conclude con l'ora di nona.

II.La domenica

3. La Chiesa, seguendo la tradizione apostolica che trae origine dal giorno stesso della risurrezione del Signore, celebra, nel primo giorno della settimana, che viene chiamato giorno del Signore o domenica, il mistero pasquale. Pertanto la domenica si deve considerare come la festa primordiale (3).

4. Per la sua particolare importanza la domenica cede la sua celebrazione soltanto alle solennità e alle feste del Signore. Le solennità dei santi, che cadono in domenica, si anticipano di norma al sabato. La domenica tuttavia cede la sua celebrazione alle feste dei santi Stefano, Giovanni e Innocenti la cui liturgia presenta ancora aspetti del mistero natalizio. Le domeniche di avvento, di quaresima e di pasqua hanno sempre la precedenza anche sulle feste del Signore e su tutte le solennità. Le solennità che coincidono con queste domeniche, si anticipano al sabato, purché non sia il sabato in traditione Symboli. Le feste e le memorie sia del Signore che dei santi che cadono in queste domeniche in quell'anno non vengono celebrate. Tuttavia per l'Ascensione cfr. n. 6; per le feste tra l'ottava di Natale cfr. n. 33.

5. La domenica, per sé, esclude l'assegnazione perpetua di qualsiasi altra celebrazione. Tuttavia:

a) Nella domenica dopo il 6 gennaio, si celebra il Battesimo del Signore;

b) Nella IV domenica di gennaio si celebra la festa della santa Famiglia;

c) Nella domenica dopo Pentecoste si celebra la festa della ss.ma Trinità;

d) Nella III domenica di ottobre si celebra l'anniversario della Dedicazione della chiesa cattedrale;

e) Nell'ultima domenica per annum si celebra la solennità di Cristo re dell'universo.

6. Nei luoghi dove le solennità dell'Epifania, dell'Ascensione e del Corpus Domini non sono di precetto, saranno trasportate alla domenica come a giorno proprio, in questo modo:

a)l'Epifania, alla domenica che ricorre tra il 2 e l'8 gennaio;

b)L'Ascensione, alla domenica VII di Pasqua;

c)La solennità del Corpus Domini, alla domenica dopo la ss.ma Trinità.

III.Le solennità, le feste e le memorie

7. La Chiesa nel corso dell'anno, celebrando il mistero di Cristo, venera anche con amore particolare la beata Maria, madre di Dio, e propone alla pietà dei fedeli la memoria dei martiri e degli altri santi (4).

8. I santi, che hanno un rilievo universale, si celebrano, come in tutta la Chiesa, anche nelle chiese di rito ambrosiano; i santi che hanno una particolare importanza per i fedeli di rito ambrosiano si celebrano in tutte le chiese di rito romano della diocesi di Milano; gli altri, o sono elencati nel calendario per essere celebrati ad libitum, o sono lasciati alla venerazione di ciascuna chiesa particolare, o nazione, o famiglia religiosa.

9. Le celebrazioni, secondo l'importanza che viene loro attribuita, sono denominate e si distinguono fra di loro così: solennità, feste, memorie.

10. Le celebrazione delle solennità e delle feste comincia con i primi vespri il giorno precedente e si conclude nel giorno coi secondo vespri; la celebrazione delle memorie comincia coi primi vespri il il giorno precedente e termina con l'ora nona del giorno. Alcune solennità e alcune feste hanno anche la messa propria della vigilia, da usarsi alla sera del giorno precedente, qualora si celebrasse la messa nelle ore serali.

11. La celebrazione della Pasqua e del Natale, che sono le massime solennità, si protrae per otto giorni. Le due ottave sono ordinate da leggi proprie.

12. Le memorie sono obbligatorie o ad libitum; la loro celebrazione si compone con la celebrazione della feria secondo le norme esposte nelle Istruzioni generali relative alla messa e all'ufficio divino. Se il calendario riporta nello stesso giorno più memorie ad libitum, se ne può celebrare una sola, omettendo le altre. Nel decidere se convenga celebrare tale memoria, si badi al bene comune e alla giusta devozione dei partecipanti, non del solo presidente.

13. Nei sabati del tempo ordinario si può fare la memoria ad libitum della beata Maria vergine, purché non coincida con una memoria obbligatoria.

IV.Le ferie

14. I giorni della settimana che seguono la domenica, si chiamano ferie. La loro celebrazione differisce a seconda dell'importanza propria di ciascuna.

a)Le ferie pre natalizie de exceptato, il sabato in traditione Symboli e le ferie della settimana santa, fino all'ora nona del giovedì compresa, hanno la precedenza su tutte le altre celebrazioni.

b)Le ferie della quaresima cedono soltanto alle solennità di San Giuseppe e dell'Annunciazione del Signore.

c)Le rimanenti ferie cedono alle solennità e alle feste e si compongono con le memorie.


TITOLO II
IL CICLO DELL'ANNO LITURGICO

15. La Chiesa celebra tutto il mistero di Cristo durante il corso dell'anno, dall'incarnazione alla pentecoste e all'attesa del ritorno del Signore (5).

I.Il triduo pasquale

16. Il triduo della Passione e della Risurrezione del Signore risplende al vertice dell'anno liturgico (6), poiché l'opera della redenzione umana e della perfetta glorificazione di Dio è stata compiuta da Cristo specialmente per mezzo del mistero pasquale, col quale, morendo, ha distrutto la nostra morte, e risorgendo, ci ha ridonato la vita. La preminenza di cui gode la domenica della settimana, la gode la pasqua nell'anno liturgico (7).

17. Il triduo pasquale della Passione e della Risurrezione del Signore ha inizio dalla messa in Cena Domini, ha il suo fulcro nella Veglia pasquale, e termina con i vespri della domenica di Risurrezione.

18. Il venerdì della Passione del Signore (8) e, secondo l'opportunità, anche il sabato santo fino alla Veglia pasquale (9), si celebra il digiuno pasquale. Nel pomeriggio del venerdì santo si celebra la Passione del Signore.

19. La Veglia pasquale, durante la notte in cui Cristo è risorto, è considerata come la «madre di tutte le veglie» (10). In essa la Chiesa attende, vegliando, la risurrezione di Cristo e la celebra nei sacramenti. Quindi tutta la celebrazione di questa sacra Veglia si deve svolgere di notte, cosicché o cominci dopo l'inizio della notte o termini prima dell'alba della domenica.

II.Il tempo di pasqua

20. I cinquanta giorni che si succedono dalla domenica di Risurrezione alla domenica di Pentecoste si celebrano nell'esultanza e nella gioia come un solo giorno di festa, anzi come «la grande domenica» (11). Sono i giorni nei quali, in modo del tutto speciale, si canta l'alleluia.

21. Le domeniche di questo tempo vengono considerate come domeniche di Pasqua e, dopo la domenica di Risurrezione, si chiamano domeniche II, III, IV, V, VI, VII di Pasqua. Questo sacro tempo dei cinquanta giorni si conclude con la domenica di Pentecoste.

22. I primi otto giorni del tempo pasquale costituiscono l'ottava di Pasqua e si celebrano come solennità del Signore. Nelle chiese dove si celebrano più messe, è bene usare, almeno una volta al giorno il formulario «per i battezzati» ovvero in memoria del battesimo.

23. L'Ascensione del Signore si celebra il quarantesimo giorno dopo la Pasqua, eccetto nei luoghi in cui non è di precetto, dove viene trasferita alla VII domenica di Pasqua (cfr. n. 6).

24. I giorni dopo l'Ascensione, fino al sabato prima di Pentecoste, preparano la venuta dello Spirito santo.

III.Il tempo di quaresima

25. Il tempo di quaresima ha lo scopo di preparare la Pasqua: la liturgia quaresimale guida alla celebrazione del mistero pasquale sia i catecumeni, attraverso i diversi gradi dell'iniziazione cristiana, sia i fedeli, per mezzo del ricordo del battesimo e della penitenza (12).

26. Il tempo di quaresima decorre dai primi vespri della I domenica di quaresima (o sesta domenica prima di Pasqua) fino alla messa inter vesperas in Cena Domini, con la quale comincia il sacro triduo pasquale. Dall'inizio della quaresima sino alla Veglia pasquale non si canta l'alleluia. Nei venerdì di quaresima, secondo l'antica e costante tradizione ambrosiana, non si celebra la liturgia eucaristica a meno che ricorra la solennità di san Giuseppe o dell'Annunciazione del Signore.

27. Il mercoledì, da cui ha inizio la quaresima, e che ovunque è giorno di digiuno, si impongono le ceneri *.

* Cfr. Sinodo diocesano XLVII, cost. 71, § 7.
[7. Nel cammino di conversione e penitenza acquistano rilevanza i giorni di astinenza e digiuno, che preparano alle feste liturgiche o che, in particolari circostanze civili ed ecclesiali, richiamano più insistentemente il dovere del ricorso implorante a Dio e della carità fraterna. Essi sono soprattutto, nel corso dell'anno liturgico, i giorni feriali di quaresima e, in ogni settimana, il venerdì, giorno di ricordo della morte del Signore e di preparazione alla Comunione eucaristica nell'assemblea domenicale (cf CEI, Il senso cristiano del digiuno e dell'astinenza, n. 9). I pastori ricordino ai fedeli l'obbligo e il significato dell'osservanza del digiuno e dell'astinenza nei giorni prescritti e secondo i modi previsti dalla Chiesa. Propongano inoltre forme volontarie di penitenza, che, unitamente alla preghiera e alle opere di carità, si inseriscano in modo abituale e armonico nella vita personale e comunitaria (cf CEI, Il senso cristiano del digiuno e dell'astinenza, nn. 13-16; in particolare, si veda il n. 13)].

28. Le domeniche di questo tempo vengono chiamate rispettivamente I domenica di quaresima, della Samaritana, di Abramo, del Cieco, di Lazzaro. La sesta domenica, dopo il sabato in traditione Symboli, la quale apre la settimana santa ovvero authentica, è detta domenica delle palme o degli ulivi.

29. La settimana santa ha per scopo la venerazione della passione di Cristo, dalla unzione nella cena di Betania e dal suo ingresso messianico in Gerusalemme. Il giovedì della settimana santa, al mattino, il vescovo, concelebrando la messa col suo presbiterio, benedice gli oli santi e consacra il crisma.

IV.Il tempo di natale

30. Dopo l'annuale rievocazione del mistero pasquale, la Chiesa non ha nulla di più sacro della celebrazione del Natale del Signore e delle sue prime manifestazioni: ciò che essa compie con il tempo di natale.

31. Il tempo di natale inizia con i primi vespri del Natale del Signore e termina la domenica dopo l'Epifania, cioè la domenica che ricorre dopo il 6 gennaio.

32. La messa della vigilia di Natale è celebrata inter vesperas nelle chiese collegiate e lodevolmente anche nelle altre chiese. Se la solennità del Natale ricorre in lunedì, al mattino della domenica si celebra la messa della divina maternità della vergine Maria; le messe vespertine, invece, sono della vigilia. Nel giorno di Natale si possono celebrare tre messe: nella notte, all'alba, nella giornata.

33. L'ottava del Natale è così ordinata:

a)Il 26 dicembre, è la festa di santo Stefano protomartire;

b)Il 27 dicembre, si celebra la festa di san Giovanni apostolo ed evangelista;

c)Il 28 dicembre, si celebra la festa dei santi Innocenti. Queste feste di cui alle lettere a), b), c), avendo un'officiatura mista, prevalgono sulla stessa domenica;

d)I giorni 29, 30, 31 sono giorni fra l'ottava del Natale;

e)Il giorno 1 gennaio si celebra l'Ottava del Natale nella circoncisione del Signore.

34. La domenica tra il 2 e il 5 gennaio è la domenica II dopo l'ottava di Natale o dopo il Natale.

35. L'epifania del Signore si celebra il 6 gennaio; nei luoghi in cui non è di precetto viene assegnata alla domenica che cade fra il 2 e 1'8 gennaio (cfr. n. 6a). La messa della vigilia di questa solennità segue le stesse norme della vigilia di Natale (cfr. n. 32); pertanto, se l'Epifania cade in lunedì, nella mattina della domenica si celebra la messa della domenica dopo l'ottava di Natale, le messe vespertine sono della vigilia.

36. Nella domenica dopo il 6 gennaio si celebra la festa del Battesimo del Signore.

37. La IV domenica di gennaio si celebra la festa della santa Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe.

V.Il tempo di avvento

38. Il tempo di avvento ha una doppia caratteristica: è tempo di preparazione alla solennità del Natale, in cui si ricorda la prima venuta del Figlio di Dio fra gli uomini, e contemporaneamente è il tempo in cui, attraverso tale ricordo, lo spirito viene guidato all'attesa della seconda venuta del Cristo alla fine dei tempi. Per ambedue questi motivi, il tempo di avvento si presenta come tempo di gioiosa e devota attesa.

39. Il tempo di avvento comincia dai primi vespri della domenica che segue immediatamente il 12 novembre e termina prima dei vespri di Natale.

40. Le domeniche di questo tempo si chiamano: I, II, III, IV, V domenica di avvento. Nella VI domenica si celebra la solennità della divina maternità della vergine Maria.

41. Le ferie dal 17 al 24 dicembre si dicono «pre natalizie» o de exceptato e sono ordinate ad una più diretta preparazione al Natale del Signore.

VI.Il tempo ordinario

42. Oltre i tempi che hanno proprie caratteristiche, ci sono trentuno o trentadue settimane durante il corso dell'anno, le quali sono destinate non a celebrare un particolare aspetto del mistero di Cristo, ma nelle quali tale mistero viene piuttosto venerato nella sua globalità, specialmente nelle domeniche. Questo periodo si chiama tempo ordinario.

43. Il tempo ordinario comincia il lunedì che segue la domenica dopo il 6 gennaio e si protrae fino all'ora nona del sabato che precede la I domenica di quaresima; riprende poi con il lunedì dopo la Pentecoste per terminare prima dei I vespri della I domenica di avvento. Allo stesso modo vengono utilizzati i formulari per le domeniche e le ferie, che si trovano nella Liturgia delle Ore e nel Messale.

VII.Le litanie maggiori o rogazioni

44. Con le litanie maggiori o rogazioni, la Chiesa suole pregare il Signore per le necessità degli uomini, soprattutto per i frutti della terra e per il lavoro dell'uomo, e ringraziarlo pubblicamente.

45. Affinché il tempo e il modo della loro celebrazione possano venire adattate alle diverse situazioni locali e alle necessità dei fedeli, i pastori d'anime col consenso della competente autorità, tenendo presente la situazione locale, stabiliranno le norme relative la modo e all'ora di tali celebrazioni, che potranno protrarsi per uno o più giorni.

46. La messa per i singoli giorni di queste celebrazioni, si scelga tra quelle per diverse circostanze, che sono più adatte allo scopo delle celebrazioni.


CAPITOLO II
IL CALENDARIO

TITOLO I
IL CALENDARIO E LE CELEBRAZIONI DA ISCRIVERSI IN ESSO

47. L'ordinamento generale della celebrazione dell'anno liturgico è regolato dal Calendario, che è comune, ossia che riguarda tutto il Rito ambrosiano, o particolare, in uso di una Chiesa o di una famiglia religiosa.

48. Nel Calendario comune del Rito ambrosiano come in quello generale di tutta la Chiesa è segnalato il ciclo delle celebrazioni, sia quello relativo al mistero della salvezza nel Proprio del Tempo, sia quello relativo alle feste dei santi, di rilievo universale, e quindi da celebrarsi obbligatoriamente, sia degli altri che hanno un'importanza particolare per i fedeli di Rito ambrosiano. I Calendari particolari contengono le celebrazioni proprie, inserite organicamente nel ciclo generale (13). Quelle diocesi, oltre la diocesi di Milano, che hanno parrocchie di Rito ambrosiano conviene che onorino quei santi di una singola chiesa o famiglia religiosa che per qualche ragione particolari sono loro propri. I Calendari particolari, composti dall'autorità competente, devono essere approvati dalla Sede Apostolica.

49. Nella composizione dei calendari particolari si devono tener presenti i seguenti principi:

a)Il proprio del Tempo, cioè il ciclo dei tempi, delle solennità e delle feste, attraverso cui si svolge e si celebra il mistero della redenzione nell'anno liturgico, deve essere conservato integro e deve godere della dovuta preminenza sulle celebrazioni particolari.

b)Le celebrazioni proprie devono essere in organico accordo con le celebrazioni universali, tenendo presente l'ordine e la precedenza indicate per ciascuna nella tabella dei giorni liturgici. Per non riempire eccessivamente i calendari particolari, i singoli santi avranno una sola celebrazione nell'anno liturgico. Se particolari ragioni pastorali lo richiedessero, si potrà avere una seconda celebrazione in forma di memoria ad libitum per la traslazione o il ritrovamento dei santi Patroni o Fondatori di Chiesa o di famiglie religiose.

c)Le celebrazioni votive non siano un duplicato di altre celebrazioni già contenute nel ciclo del mistero della salvezza, né il loro numero sia moltiplicato senza ragione.

50. Il Calendario particolare si compone inserendo nel Calendario generale le solennità, le feste e le memorie proprie, cioè:

a)Nel Calendario di quelle diocesi che anno parrocchie di Rito ambrosiano, oltre alla celebrazione dei Patroni, e della Dedicazione della chiesa cattedrale, i santi e i beati che hanno un particolare rapporto con la diocesi, ad esempio per esservi nati, per avervi abitato a lungo, per esservi morti.

b)Nel calendario religioso, oltre alla celebrazione del Titolo, del Fondatore e del Patrono, i santi e i beati, che furono membri della famiglia religiosa, o ebbero particolare relazione con essa.

c)Nel calendario delle singole chiese, oltre alle celebrazioni della diocesi o della famiglia religiosa, le celebrazioni di quella chiesa elencate nella tabella dei giorni liturgici, e dei santi il cui corpo si conserva nella chiesa stessa. I membri delle famiglie religiose si uniscono alla comunità della Chiesa locale nel celebrare la Dedicazione della chiesa cattedrale e del patrono principale del luogo o del territorio in cui risiedono.

51. Le celebrazioni proprie siano iscritte nel Calendario come memorie obbligatorie o ad libitum, a meno che, per qualcuna, non sia stabilito diversamente nell'elenco dei giorni liturgici, o ci siano particolari ragioni storiche o pastorali. Tuttavia nulla impedisce che alcune celebrazioni si svolgano in determinati luoghi, in modo più solenne che non in tutta la diocesi o nella famiglia religiosa.

52. Le celebrazioni iscritte nel Calendario proprio devono essere osservate da tutti coloro che sono tenuti a quel Calendario; e non possono essere mutate di grado o cancellate senza l'approvazione della Sede Apostolica.

TITOLO II

IL GIORNO PROPRIO DELLE CELEBRAZIONI

53. E' stata costante abitudine della Chiesa, celebrare i santi nel loro giorno natalizio: la stessa cosa si osserverà opportunamente anche per le celebrazioni da iscriversi nel Calendario particolare. Tuttavia, benché le celebrazioni proprie abbiano speciale importanza per le Chiese locali o famiglie religiose, è molto opportuno che nella celebrazione delle solennità, feste o memorie obbligatorie, elencate nel Calendario comune, si mantenga il più possibile l'unità. Pertanto, nel fissare il giorno delle celebrazioni proprie nel Calendario particolare, si osserverà quanto segue:

a)Le celebrazioni che sono elencate anche nel Calendario comune, siano iscritte nel Calendario particolare allo stesso giorno, mutando, se è necessario, il grado della celebrazione. Lo stesso si faccia nell'iscrivere le celebrazioni proprie di qualche chiesa, per quel che riguarda il Calendario diocesano o religioso.

b)Le celebrazioni dei santi, che non si trovano nel Calendario comune, siano fissate al loro giorno natalizio. Qualora si ignorasse il giorno natalizio, la celebrazione sia assegnata a un giorno che abbia qualche relazione con il santo, per esempio al giorno dell'ordinazione, del ritrovamento delle reliquie, della traslazione; altrimenti in un giorno che, nel Calendario particolare, sia libero da altre celebrazioni.

c)Se il giorno natalizio o proprio è impedito da un'altra celebrazione obbligatoria, anche di grado inferiore, riportata dal Calendario comune o particolare, venga assegnata al giorno più vicino non impedito.

d)Se però si tratta di celebrazioni che per motivi pastorali non si possono trasferire in altro giorno, si trasferisca la celebrazione impediente.

e)Le altre celebrazioni, ossia le celebrazioni votive, siano poste nel giorno più adatto sotto l'aspetto pastorale.

f)Affinché il ciclo dell'anno liturgico risplenda nella sua piena luce, i giorni in cui abitualmente cade la quaresima e l'ottava di Pasqua, come pure i giorni dal 17 al 31 dicembre, siano lasciati liberi da celebrazioni particolari.

54. Se alcuni santi o beati sono iscritti insieme nel Calendario, saranno celebrati sempre insieme, anche se qualcuno di essi è più particolarmente proprio. Questo, nel caso che abbiano un medesimo grado di celebrazione. Ma se uno o più di questi santi o beati devono essere celebrati con un grado superiore, si faccia l'ufficio solo di questi, tralasciando gli altri, a meno che convenga assegnarli ad un altro giorno, come memoria obbligatoria.

55. Per il bene pastorale dei fedeli, nelle domeniche del tempo ordinario nelle quali ricorra una solennità della beata vergine Maria, o di un santo o più santi di precetto, o anche se si tratta del santo Patrono, si può celebrare una messa della beata vergine Maria o del santo alla quale partecipa il popolo.

56. La precedenza tra i giorni liturgici, in quanto alla loro celebrazione, è regolata esclusivamente dalla successiva tabella.

57. Se nello stesso giorno cadono più celebrazioni, si fa quello che, nell'elenco dei giorni liturgici occupa il posto superiore, salvo il principio enunciato al n. 4. Tuttavia una solennità impedita da un giorno liturgico che ha la precedenza su di essa, si trasferisce al primo giorno libero da una delle ricorrenze elencate nella tabella delle precedenze ai nn. 1-10 tenuto presente quanto è prescritto al n. 4 delle Norme. Le altre celebrazioni per quell'anno si omettono.

58. Se nello stesso giorno venissero a coincidere i vespri dell'ufficio corrente e i primi vespri del giorno seguente, prevalgono i vespri della celebrazione che nella tabella delle precedenze è posta per prima; in caso di parità, prevalgono i vespri del giorno seguente. I secondi vespri tuttavia prevalgono sempre sui vespri della beata vergine Maria e dei santi.


» Qui potete raggiungere la tabella dei giorni liturgici, disposti secondo l'ordine di precedenza.





NOTE  (torna in cima)
  1. Cf. SC 102-105
  2. L'antico rito ambrosiano non aveva secondi vespri; in epoca più recente furono introdotti, ma con rito più semplice dei primi vespri e soltanto in determinati giorni. Le memorie non ebbero mai i secondi vespri; nelle più solenni feste dei santi, come i patroni titolari, si ebbero sempre i primi vespri con particolare solennità, celebrati fino ad oggi con le vigilie. La cosa appare chiara nella festa di san Carlo assegnata al 4 novembre nonostante che il santo fosse morto nelle ore vespertine del giorno 3
  3. Cf. SC 106
  4. Cf. SC 103-104
  5. Cf. SC 102
  6. Cf. SC 5
  7. Cf. SC 106
  8. Cf. PAOLO VI, Costituzione Apostolica Paenitemini, 17 febbraio 1966, II,3: AAS 58 (1966) 184
  9. Cf. SC 110
  10. S. AGOSTINO, Sermo 219: PL 38,1088
  11. S. ATANASIO, Epist. fest. 1: PG 26,1366
  12. Cf. SC 109
  13. Istruzione Calendaria particularia, 24 giugno 1970: AAS 62 (1970) 651-663

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