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Research

1. DALLA CHIESA, PER LA CHIESA, NELLA CHIESA.

Per una pastorale dei ministeri liturgici



1. In comunione con Dio e con i fratelli

Il concilio Vaticano II ha descritto la Chiesa come «comunione», cioè come l'insieme organico delle persone che, in virtù della fede, sono unite a Dio in Cristo per la potenza dello Spirito santo. Il battesimo inserisce il singolo fedele nella comunità dei redenti, la Chiesa, e questa realtà di comunione si rende visibile nelle singole comunità cristiane. Il «clima» celebrativo, il silenzio e l'attitudine all'ascolto, la partecipazione ai gesti, ai canti e alle preghiere saranno lo specchio del reale grado di comunione (... e di attenzione!) dell'assemblea liturgica:

[I fedeli] evitino perciò ogni forma di individualismo e di divisione, tenendo presente che hanno un unico Padre nei cieli, e che perciò tutti sono tra loro fratelli. Formino invece un solo corpo, sia nell'ascoltare la parola di Dio, sia nel prendere parte alle preghiere e al canto, sia specialmente nella comune offerta del sacrificio e nella comune partecipazione alla mensa del Signore. Questa unità appare molto bene dai gesti e dagli atteggiamenti del corpo, che i fedeli compiono tutti insieme (PNMA, n. 63).

Proprio perché la Chiesa è un insieme organico, nel quale ciascun membro è inscindibilmente unito a tutti gli altri, ed entro il quale ciascuno ha un posto e un ruolo - per quanto piccolo - unico e insostituibile:

Come nella compagine di un corpo vivente non vi è membro alcuno che si comporti in maniera del tutto passiva, ma insieme con la vita del corpo ne partecipa anche l'attività, così nel Corpo di Cristo, che è la Chiesa, «tutto il corpo [...] secondo l'energia propria ad ogni singolo membro [...] contribuisce alla crescita del corpo stesso» (Ef 4,16) (AA, n. 2).

Nella Chiesa, insomma, ciascun credente - la cui fede non può non abbeverarsi alle sorgenti della Scrittura e dell'Eucaristia - è partecipe della missione di annunciare il vangelo e di testimoniare l'amore di Dio. Questo è il servizio (ministero) comune a tutti i fedeli, e tutta la Chiesa si caratterizza per una qualità ministeriale, che via via assume volti e caratteristiche diverse:

[Nei ministeri] si configura una Chiesa tutta ministeriale che sotto l'azione incessante dello Spirito nasce dalla Parola, si edifica nella celebrazione dell'Eucaristia e, attenta ai segni dei tempi, si protende all'evangelizzazione del mondo mediante l'annunzio missionario del Vangelo e la testimonianza della carità. Tutta la Chiesa, seguendo il suo Signore - che non è venuto per essere servito, ma per servire - è posta in atteggiamento di servizio (Rito dell'istituzione degli accoliti e dei lettori - Premesse, n. 1).


2. Ministeri liturgici ed esistenza credente

Anche all'interno della celebrazione liturgica l'assemblea è articolata in una pluralità di ministeri e di servizi, la maggior parte dei quali spetta ai fedeli. A tutti coloro che collaborano all'animazione e al servizio delle assemblee («I fedeli non rifiutino di servire con gioia l'assemblea del popolo di Dio, ogni volta che sono pregati di prestare qualche servizio particolare nella celebrazione»: PNMA, n. 63) i vescovi raccomandano di dedicare una cura particolare:

Consapevoli di svolgere «un vero ministero liturgico», è necessario che essi prestino la loro opera con competenza e con interiore adesione a ciò che fanno (CEI, Il rinnovamento liturgico in Italia, n. 9).

Ogni ministero è anzitutto espressione di fede. Esso presuppone la fede ed è una delle modalità nelle quali si concretizza l'esistenza credente, e questo impegna le comunità ad operare un serio discernimento in proposito, superando sia la logica dell'occasionale «reclutamento dei volontari», sia quella della costituzione di un corpo di «esperti». Certo, qualsiasi ministero richiede stabilità e competenza (biblica, liturgica e tecnica, dirà il concilio, perché nessuno si muova in un contesto estraneo e soprattutto perché il rito sia davvero soglia dell'esperienza di Dio), ma questo aspetto non può essere risolto contrapponendo all'assemblea un gruppo specializzato di «esecutori».

Qualsiasi ministero liturgico non sta nell'ordine della semplice «prestazione d'opera», ma di Cristo e della Chiesa:

Nell'esercizio del loro ministero essi sono «segni» della presenza del Signore in mezzo al suo popolo. Con la molteplicità e nell'armonia dei loro servizi - dalla guida del canto alla lettura, dalla raccolta delle offerte alla preparazione della mensa, dalla presentazione dei doni alla distribuzione dell'Eucaristia - essi esprimono efficacemente l'unità di fede e di carità che deve caratterizzare la comunità ecclesiale, a sua volta segno e sacramento del mistico corpo di Cristo (CEI, Il rinnovamento liturgico in Italia, n. 9).

Svolgendo il proprio ufficio, ogni ministro, a suo modo, funge da «sacramento» del Signore nell'assemblea liturgica, nella quale a sua volta si rende visibile la Chiesa. Nella propria comunità ogni ministro contribuisce inoltre a manifestare e, nel contempo, a realizzare il volto autentico della Chiesa, che è comunione fondata sulla fede e sull'amore reciproco.


3. Non solo liturgia

Se il ministero liturgico riguarda la fede e quest'ultima si esprime nella vita, si comprende perché esso sia cosa «da adulti», non solo nel senso di «maggiorenni» o di persone che hanno completato il ciclo dell'iniziazione cristiana, ma soprattutto nel senso di figure «compiute» di credenti, la cui vita esprime la sequela del Signore Gesù:

Per queste ragioni è vivamente raccomandabile che tali ministeri siano esercitati da fedeli adulti [...] adeguatamente preparati e consapevoli che il servizio liturgico è una testimonianza che va continuata e confermata nella vita di ogni giorno (CEI, Il rinnovamento liturgico in Italia, n. 9).

Anzi, il ministero non si richiude nei ristretti confini del rito, ma si attiva a favore della comunità ecclesiale e umana, sia perché liturgia e vita cristiana sono tra loro intimamente connesse, sia perché la liturgia - ancorché culmen et fons dell'azione della Chiesa - non ne esaurisce l'azione (cfr. SC, nn. 9-10):

Ogni ministero è per l'edificazione del corpo del Signore e perciò ha riferimento essenziale alla Parola e all'Eucaristia fulcro di tutta la vita ecclesiale ed espressione suprema della carità di Cristo, che si prolunga nel «sacramento dei fratelli», specialmente nei piccoli, nei poveri e negli infermi, nei quali Cristo è accolto e servito. Ne consegue che l'opera del ministro non si rinchiude entro l'ambito puramente rituale, ma si pone dinamicamente al servizio di una comunità che evangelizza e si curva come il buon samaritano su tutte le ferite e le sofferenze umane (Rito dell'istituzione degli accoliti e dei lettori - Premesse, n. 3).

E i bambini, ai quali la consuetudine ha tradizionalmente affidato l'esecuzione di non pochi compiti durante la celebrazione? Essi affiancheranno gli adulti, condividendo con loro il servizio delle assemblee; a loro volta, però, gli adulti dovranno farsi carico non solo di una preparazione «tecnica» dei più piccoli, ma di una loro reale educazione alla fede:

A questi servizi liturgici è opportuno avviare progressivamente e con adeguata preparazione fanciulli e ragazzi, in vista di una loro crescita anche ministeriale nella comunità (CEI, Il rinnovamento liturgico in Italia, n. 9).


Domande per la riflessione

- Qual è il clima celebrativo che si «respira» nelle nostre assemblee? Ci sono tensioni, divisioni, noia, stanchezza...? Quale è la causa?

- Dedichiamo del tempo per curare l'esecuzione uniforme dei gesti, dei canti, delle preghiere? Come educhiamo le nostre assemblee a tutto questo?

- Le nostre assemblee riflettono davvero il volto di una Chiesa «tutta ministeriale», in cui ciascuno è a servizio di tutti gli altri, secondo modalità specifiche?

- Come consideriamo i ministeri liturgici: come ruoli da esercitare o come espressione di fede? Di quale di questi due aspetti ci preoccupiamo principalmente?

- Come ci comportiamo quando abbiamo necessità di nuovi ministri? La partecipazione all'esercizio dei vari ministeri è cosa che riguarda pochi, oppure si estende all'intera comunità?

- La formazione si limita semplicemente ad una istruzione pratica, oppure fa parte di un più ampio progetto di educazione alla fede?

- Nei ministeri presenti nella nostra comunità si realizza il volto di una Chiesa-comunione?

- Come ci regoliamo circa la presenza di fanciulli e ragazzi nei ministeri liturgici? La presenza di giovani e adulti riguarda tutte le figure ministeriali, oppure solo alcuni settori?

- Abbiamo cura che l'esercizio dei ministeri non si limiti all'ambito puramente rituale?