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El misal ambrosiano: capítulo V

CAPITOLO V

DISPOSIZIONE E ARREDAMENTO DELLE CHIESE PER LA CELEBRAZIONE DELL'EUCARISTIA

I. Principi generali

266. Per la celebrazione dell'eucaristia, il popolo di Dio si riunisce di solito nella Chiesa oppure, in mancanza di questa, in un altro luogo decoroso che sia degno di un così grande mistero. Quindi le chiese, o gli altri luoghi, si prestino alla celebrazione delle azioni sacre e all'attiva partecipazione dei fedeli. Inoltre i luoghi sacri e le cose che servono al culto siano davvero degne, belle, segni e simboli delle realtà celesti (1).

267. Pertanto la Chiesa non cessa di fare appello al nobile servizio delle arti, e ammette le forme artistiche di tutti i popoli e di tutti i paesi (2). Anzi, come si sforza di conservare le opere d'arte e i tesori che i secoli passati hanno trasmesso (3) e, per quanto è possibile, cerca di adattarli alle nuove esigenze, cerca pure di promuovere nuove forme corrispondenti all'indole di ogni epoca (4). Perciò nella formazione degli artisti come pure nella scelta delle opere da ammettere nella Chiesa, si ricerchino gli autentici valori dell'arte, che alimentino la fede e la devozione e corrispondano alla verità del loro significato e al fine cui sono destinati (5).

268. Tutte le chiese si dovranno solennemente dedicare o almeno benedire. La dedicazione è però sempre obbligatoria per le chiese cattedrali e per quelle parrocchiali. I fedeli, poi, tengano nel dovuto onore la chiesa cattedrale della loro diocesi e la propria chiesa parrocchiale; e considerino l'una e l'altra segno di quella Chiesa spirituale alla cui edificazione e sviluppo sono chiamati dalla loro professione cristiana.

269. Tutti coloro che sono interessati alla costruzione, al restauro e al riordinamento delle chiese, consultino la commissione diocesana di liturgia e arte sacra. L'Ordinario del luogo, poi, si serva del consiglio e dell'aiuto della stessa commissione quando si tratta di dare norme in questa materia o di approvare progetti di nuove chiese o di definire questioni di una certa importanza (6).

II. Disposizione della chiesa per l'assemblea eucaristica

270. Il popolo di Dio, che si raduna per la messa, ha una struttura organica e gerarchica, che si esprime nei vari compiti (o ministeri) e nel diverso comportamento secondo le singole parti della celebrazione. Pertanto è necessario che la disposizione generale del luogo sacro sia tale da presentare in certo modo l'immagine dell'assemblea riunita, consentire l'ordinata e organica partecipazione di tutti e favorire il regolare svolgimento dei compiti di ciascuno. I fedeli e la schola avranno un posto che renda più facile la loro partecipazione attiva (7). Il sacerdote invece e i suoi ministri prenderanno posto nel presbiterio, ossia in quella parte della Chiesa che manifesta il loro ministero, e in cui ognuno rispettivamente presiede all'orazione, annuncia la parola di Dio e serve all'altare. Queste disposizioni servono a esprimere la struttura gerarchica e la diversità dei compiti (o ministeri), ma devono anche assicurare una più profonda e organica unità, attraverso la quale si manifesti chiaramente l'unità di tutto il popolo santo. La natura poi e la bellezza del luogo e di tutta la suppellettile devono favorire la pietà e manifestare la santità dei misteri che vengono celebrati.

III. Il presbiterio

271. Il presbiterio si deve opportunamente distinguere dalla navata della Chiesa per mezzo di una elevazione, o mediante strutture e ornamenti particolari. Sia inoltre di tale ampiezza da consentire un comodo svolgimento dei sacri riti (8).

IV. L'altare

272. L'altare, sul quale si rende presente nei segni sacramentali il sacrificio della croce, è anche la mensa del Signore, alla quale il popolo di Dio è chiamato a partecipare quando è convocato per la messa; l'altare è il centro dell'azione di grazie che si compie con l'eucaristia (9).

273. La celebrazione dell'eucaristia in un luogo sacro, si deve compiere sopra un altare fisso o mobile; fuori del luogo sacro, invece, specie se fatta ad modum actus, si può compiere anche sopra un tavolo adatto, purché vi siano sempre una tovaglia e il corporale.

274. L'altare si dice «fisso» se è costruito in modo da aderire al pavimento e non poter quindi venir rimosso; si dice invece «mobile» se lo si può trasportare.

275. Nella chiesa vi sia di norma l'altare fisso e dedicato, costruito ad una certa distanza dalla parete, per potervi facilmente girare intorno e celebrare rivolti verso il popolo. Sia poi collocato in modo da costituire realmente il centro verso il quale spontaneamente converga l'attenzione di tutta l'assemblea (10).

276. Secondo un uso e un simbolismo tradizionali nella Chiesa, la mensa dell'altare fisso sia di pietra, e più precisamente di pietra naturale. Tuttavia, a giudizio della competente autorità, si può adoperare anche un'altra materia degna, solida e ben lavorata. Gli stipiti però e la base per sostenere la mensa possono essere di qualsiasi materiale, purché conveniente e solido.

277. L'altare mobile può essere costruito con qualsiasi materiale di un certo pregio e solido, confacente all'uso liturgico, secondo lo stile e gli usi locali delle diverse regioni.

278. Gli altari, sia fissi che mobili, si dedicano secondo il rito descritto nei libri liturgici; tuttavia gli altari mobili possono anche essere soltanto benedetti. Non vi è alcun obbligo di inserire la pietra consacrata nell'altare mobile o nel tavolo sul quale si compie la celebrazione fuori del luogo sacro (cfr. n. 273).

279. Si mantenga l'uso di collocare sotto l'altare da dedicare le reliquie dei santi, anche se non martiri. Però si curi di verificare l'autenticità di tali reliquie.

280. Gli altri altari siano ridotti di numero e, nelle nuove chiese, siano collocati in cappelle, separate in qualche modo dalla navata della chiesa (11).

V. La suppellettile dell'altare

281. Per rispetto verso la celebrazione del memoriale del Signore e verso il convito nel quale vengono presentati il corpo e il sangue di Cristo, si distenda sopra l'altare almeno una tovaglia, che sia adatta alla struttura dell'altare per la forma, la misura e l'ornamento.

282. I candelieri, richiesti per le singole azioni liturgiche, in segno di venerazione e di celebrazione gioiosa, siano collocati o sopra l'altare, oppure accanto ad esso, o anche sopra la croce dell'altare, tenuta presente la struttura sia dell'altare che del presbiterio, in modo da formare un tutto armonico; e non impediscano ai fedeli di vedere comodamente ciò che si compie o viene collocato sull'altare.

283. Inoltre vi sia sopra l'altare, o accanto ad esso, una croce, ben visibile allo sguardo dell'assemblea riunita.

VI. La sede per il celebrante e i ministri, ossia, il luogo della presidenza

284. La sede del sacerdote celebrante deve mostrare il compito che egli ha di presiedere l'assemblea e di guidare la preghiera. Perciò la collocazione più adatta è quella rivolta al popolo, al fondo del presbiterio, a meno che non vi si oppongano la struttura dell'edificio e altri elementi, ad esempio la troppa distanza che rendesse difficile la comunicazione tra il sacerdote e l'assemblea. Si eviti ogni forma di trono. Le sedi per i ministri, invece, siano collocate in presbiterio nel posto più adatto, perché essi possano compiere con facilità il proprio ufficio (12).

VII. L'ambone, ossia il luogo dal quale viene annunciata la Parola di Dio

285. L'importanza della parola di Dio esige che vi sia nella Chiesa un luogo adatto dal quale essa venga annunciata, e verso il quale, durante la liturgia della parola, spontaneamente si rivolga l'attenzione dei fedeli (13). Conviene che tale luogo generalmente sia un ambone fisso e non un semplice leggio mobile. L'ambone, secondo la struttura di ogni chiesa, deve essere disposto in modo tale che i ministri possano essere comodamente visti e ascoltati dai fedeli. Dall'ambone si proclamano le letture, il salmo responsoriale e il preconio pasquale; ivi inoltre si può tenere l'omelia e la preghiera universale o preghiera dei fedeli. Non conviene però che all'ambone salga il commentatore, il cantore o l'animatore del coro.

VIII. I posti dei fedeli

286. Si curi in modo particolare la collocazione dei posti dei fedeli, perché possano debitamente partecipare, con lo sguardo e con lo spirito, alle sacre celebrazioni. E' bene mettere a loro disposizione banchi e sedie. Si deve però riprovare l'uso di riservare dei posti a persone private (14). Le sedie o i banchi si dispongano in modo che i fedeli possano assumere comodamente i diversi atteggiamenti del corpo richiesti dalle diverse parti della celebrazione, e recarsi senza difficoltà a ricevere la santa comunione. Si abbia cura che i fedeli possano non soltanto vedere, ma anche, con i mezzi tecnici moderni, ascoltare comodamente sia il sacerdote sia gli altri ministri.

IX. Il posto della «schola» e dell'organo o di altri strumenti musicali

287. La schola cantorum, tenuto conto della disposizione di ogni chiesa, sia collocata in modo da mettere chiaramente in risalto la sua natura: che essa cioè fa parte dell'assemblea dei fedeli e svolge un suo particolare ufficio; ne sia agevolato il compimento del suo ministero liturgico e sia facilitata a ciascuno dei suoi membri la partecipazione piena alla messa, cioè la partecipazione sacramentale (15).

288. L'organo e gli altri strumenti musicali legittimamente ammessi siano collocati in luogo adatto, in modo da poter essere di appoggio sia alla schola sia al popolo che canta e, se vengono suonati da soli, possono essere facilmente ascoltati da tutti.

X. Il posto per la custodia della santissima eucaristia

289. Si raccomanda vivamente che il luogo in cui si conserva la santissima eucaristia sia situato in una cappella adatta alla preghiera privata e all'adorazione dei fedeli (16). Se poi questo non si può attuare, l'eucaristia sia collocata in un altare, o anche fuori dell'altare, in un luogo della Chiesa molto visibile e debitamente ornato, tenuta presente la struttura di ciascuna chiesa e le legittime consuetudini di ogni luogo (17).

290. Si custodisca la santissima eucaristia in un unico tabernacolo, inamovibile e solido, non trasparente, e chiuso in modo da evitare il più possibile il pericolo di una profanazione. Pertanto in ogni Chiesa normalmente vi sia un solo tabernacolo (18).

XI. Le immagini esposte alla venerazione dei fedeli

291. Secondo un'antichissima tradizione della Chiesa, nei luoghi sacri legittimamente si espongano alla venerazione dei fedeli le immagini del Signore, della beata Vergine e dei santi. Si abbia cura tuttavia che il loro numero non sia eccessivo, e che la loro disposizione non distolga l'attenzione dei fedeli dalla celebrazione (19). Di un medesimo santo poi non si abbia che una sola immagine. In generale, nell'ornamento e nella disposizione della Chiesa, per quanto riguarda le immagini, si cerchi di favorire la pietà della comunità.

XII. La disposizione generale del luogo santo

292. L'arredamento della Chiesa abbia di mira una nobile semplicità, piuttosto che il fasto. Nella scelta degli elementi per l'arredamento, si curi la verità delle cose, e si tenda all'educazione dei fedeli e alla dignità di tutto il luogo sacro.

293. Una conveniente disposizione della chiesa e dei suoi accessori, che rispondano opportunamente alle esigenze del nostro tempo, richiede che non si curino solo le cose più direttamente pertinenti alla celebrazione delle azioni sacre, ma che si preveda anche ciò che contribuisce alla comodità dei fedeli, e che abitualmente si trova nei luoghi di riunione.






NOTE  (torna in cima)
  1. Cfr. Concilio Vaticano II, Costituzione sulla Sacra Liturgia Sacrosanctum Concilium, nn. 122-124; Decreto sul ministero e la vita sacerdotale Presbyterorum ordinis, n. 5; Sacra Congregazione dei Riti, Istruzione Inter Oecumenici, 26 settembre 1964, n. 90:: AAS 56 (1964) p. 897: Istruzione Eucharisticum Mysterium, 25 maggio 1967, n. 24: AAS 59 (1967) p. 554.
  2. Cfr. Concilio Vaticano II, Costituzione sulla Sacra Liturgia Sacrosanctum Concilium, n. 123;
  3. Cfr. Sacra Congregazione dei Riti, Istruzione Eucharisticum Mysterium, 25 maggio 1967, n. 24: AAS 59 (1967) p. 554.
  4. Cfr. Concilio Vaticano II, Costituzione sulla Sacra Liturgia Sacrosanctum Concilium, nn. 123, 129; Sacra Congregazione dei Riti, Istruzione Inter Oecumenici, 26 settembre 1964, n. 13: AAS 56 (1964) p. 880.
  5. Cfr. Concilio Vaticano II, Costituzione sulla Sacra Liturgia Sacrosanctum Concilium, nn. 123.
  6. Cfr. Ibidem, n 126.
  7. Cfr. Sacra Congregazione dei Riti, Istruzione Inter Oecumenici, 26 settembre 1964, nn. 97-98: AAS 56 (1964) p. 899.
  8. Cfr. Ibidem, n. 91: AAS 56 (1964) p. 898.
  9. Cfr. Sacra Congregazione dei Riti, Istruzione Eucharisticum Mysterium, 25 maggio 1967, n. 24: AAS 59 (1967) p. 554.
  10. Cfr. Sacra Congregazione dei Riti, Istruzione Inter Oecumenici, 26 settembre 1964, nn. 91: AAS 56 (1964) p. 898.
  11. Cfr. Ibidem, n. 93: AAS 56 (1964) p. 898.
  12. Cfr. Ibidem, n. 92: AAS 56 (1964) p. 898.
  13. Cfr. Ibidem, n. 96: AAS 56 (1964) p. 899.
  14. Cfr. Concilio Vaticano II, Costituzione sulla Sacra Liturgia Sacrosanctum Concilium, n. 32; Cfr. Sacra Congregazione dei Riti, Istruzione Inter Oecumenici, 26 settembre 1964, n. 98: AAS 56 (1964) p. 899.
  15. Cfr. Sacra Congregazione dei Riti, Istruzione Musicam Sacram, 5 marzo 1967, n. 23: AAS 59 (1967) p. 307.
  16. Cfr. Sacra Congregazione dei Riti, Istruzione Eucharisticum Mysterium, 25 maggio 1967, n. 53: AAS 59 (1967) p. 568; Cfr. Rituale Ambrosiano, Comunione e culto eucaristico fuori della messa, ed. tipica 1984, n. 9.
  17. Cfr. Sacra Congregazione dei Riti, Istruzione Eucharisticum Mysterium, 25 maggio 1967, n. 54: AAS 59 (1967) p. 568; Cfr. Sacra Congregazione dei Riti, Istruzione Inter Oecumenici, 26 settembre 1964, nn. 95: AAS 56 (1964) p. 898.
  18. Cfr. Sacra Congregazione dei Riti, Istruzione Eucharisticum Mysterium, 25 maggio 1967, n. 52: AAS 59 (1967) p. 568; Cfr. Sacra Congregazione dei Riti, Istruzione Inter Oecumenici, 26 settembre 1964, n. 95: AAS 56 (1964) p. 898; Sacra Congregazione dei Sacramenti, Istruzione Nullo umquam tempore, 28 maggio 1938, n. 4: AAS 30 (1938) pp. 199-200; Cfr. Rituale Ambrosiano, Comunione e culto eucaristico fuori della messa, ed. tipica 1984, nn. 10-11.
  19. Cfr. Concilio Vaticano II, Costituzione sulla Sacra Liturgia Sacrosanctum Concilium, nn. 125

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