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El misal ambrosiano: capítulo VI

CAPITOLO VI

COSE NECESSARIE PER LA CELEBRAZIONE DELLA MESSA

I. Il pane e il vino per celebrare l'eucaristia

294. Fedele all'esempio di Cristo, la Chiesa ha sempre usato pane e vino con acqua per celebrare la cena del Signore.

295. Il pane per la celebrazione dell'eucaristia deve essere di puro frumento, di confezione recente, e, secondo l'antica tradizione della Chiesa latina, azzimo.

296. La natura di segno esige che la materia della celebrazione eucaristica si presenti veramente come cibo. Conviene quindi che il pane eucaristico, sebbene azzimo e confezionato nella forma tradizionale, sia fatto in modo che il sacerdote nella messa celebrata con il popolo possa spezzare davvero l'ostia in più parti e distribuirle almeno ad alcuni dei fedeli. Le ostie piccole non sono comunque affatto escluse, quando il numero dei comunicandi, o altre ragioni pastorali lo esigano. Il gesto della frazione del pane, con cui l'eucaristia veniva semplicemente designata nel tempo apostolico, manifesterà sempre più la forza e l'importanza del segno dell'unità di tutti in un unico pane e del segno della carità, per il fatto che unico pane è distribuito tra i fratelli.

297. Il vino per la celebrazione eucaristica deve essere tratto dal "frutto della vite" (Lc 22,18), naturale e genuino, cioè non misto a sostanze estranee.

298. Con la massima cura si conservino in perfetto stato il pane e il vino destinati all'eucaristia; cioè si badi che il vino non diventi aceto e che il pane non si guasti o sia troppo duro, così che solo con difficoltà si possa spezzare.

299. Se dopo la consacrazione, o al momento della comunione, il sacerdote si accorge di aver usato acqua, anziché vino, metta l'acqua in un recipiente, versi nel calice vino con acqua e lo consacri, ripetendo la parte del racconto evangelico che riguarda la consacrazione del calice, senza dover nuovamente consacrare il pane.

II. Le suppellettili sacre in genere

300. Come per la costruzione di chiese, anche per ogni tipo di suppellettile sacra la Chiesa ammette il genere e lo stile artistico di ogni regione, e accetta quegli adattamenti che corrispondono alle culture e alle tradizioni dei singoli popoli, purché ogni cosa sia adatta all'uso per il quale è destinata (1). Anche in questo settore si curi quella nobile semplicità che si accompagna tanto bene con l'arte autentica.

301. Nello scegliere la materia per la suppellettile sacra, oltre a quella tradizionalmente in uso, si possono adoperare anche quelle che, secondo la mentalità del nostro tempo, sono ritenute nobili, durevoli e che si adattano bene all'uso sacro. In questo settore, il giudizio spetta alla competente autorità.

III. I vasi sacri

302. Tra le cose richieste per la celebrazione della messa, sono degni di particolare rispetto i vasi sacri; tra questi, specialmente il calice e la patena, nei quali vengono offerti, consacrati e consumati il pane e il vino.

303. I vasi sacri siano di materia solida e nobile. La cosa è rimessa al giudizio della competente autorità. Tuttavia si preferiscano materie che non si rompano né si deteriorino facilmente.

304. I calici e gli altri vasi destinati a contenere il sangue del Signore, abbiano la coppa fatta di una materia che non assorba i liquidi. La base del calice può essere fatta con materie diverse, solide e decorose.

305. I vasi sacri che servono a contenere le ostie, come la patena, la pisside, la teca, l'ostensorio e altri analoghi, si possono fabbricare anche con altre materie, tra quelle più apprezzate nelle varie regioni, come ad es. l'avorio o alcuni legni particolarmente duri, sempre che siano adatti all'uso sacro.

306. Per la consacrazione delle ostie, si può convenientemente usare un'unica patena grande, sopra la quale si pone il pane sia per il celebrante, sia per i ministri e i fedeli.

307. I vasi sacri di metallo siano abitualmente dorati all'interno, se il metallo è ossidabile; se invece sono di metallo inossidabile, e più nobile che l'oro, la doratura non è necessaria.

308. Per quanto riguarda la forma dei vasi sacri, è compito dell'artista confezionarli nel modo più conveniente secondo gli usi della nostra regioni, purché siano adatti all'uso liturgico cui sono destinati.

309. Per la benedizione dei vasi sacri, si osservino i riti prescritti nei libri liturgici.

IV. Le vesti sacre

310. Nella Chiesa, corpo mistico di Cristo, non tutte le membra svolgono la stessa mansione. Questa diversità di ministeri nel compimento del culto sacro, si manifesta all'esterno con la diversità delle vesti sacre, che perciò devono essere segno dell'ufficio proprio di ogni ministro. Conviene però che tali vesti contribuiscano anche al decoro dell'azione sacra.

311. La veste sacra comune a tutti i ministri di qualsiasi grado è il camice, stretto ai fianchi dal cingolo, a meno che non sia fatto in modo da aderire al corpo anche senza cingolo. Se il camice non copre pienamente, intorno al collo, l'abito comune, prima di indossarlo si deve mettere l'amitto. Il camice può essere sostituito dalla cotta; non però quando si indossano la casula o la dalmatica, né quando si usa la stola al posto della casula o della dalmatica.

312. Veste propria del sacerdote celebrante, nella messa e nelle altre azioni sacre direttamente collegate con essa, è la casula o pianeta, se non viene indicato diversamente; la casula s'indossa sopra il camice e la stola.

313. Veste propria del diacono è la dalmatica, da indossarsi sopra il camice. Il diacono porta la stola sopra la dalmatica.

314. I ministri di grado inferiore al diacono possono indossare il camice o altra veste legittimamente approvata nella nostra regione.

315. La stola indossata dal sacerdote gira attorno al collo e scende davanti, diritta. La stola indossata dal diacono poggia sulla spalla sinistra e scende verso il lato destro della persona.

316. Il piviale viene indossato dal sacerdote nelle processioni e nelle altre azioni sacre, secondo le rubriche proprie dei singoli riti.

317. La forma delle vesti sacre non può essere mutata senza il consenso della Sede Apostolica (2)

318. Per la confezione delle vesti sacre, oltre alle stoffe tradizionali, si possono usare altre fibre naturali proprie delle singole regioni, come pure fibre artificiali, rispondenti alla dignità dell'azione sacra e della persona. In questa materia è giudice la competente autorità.

319. La bellezza e la nobiltà delle vesti si devono cercare e porre in risalto più nella forma e nella materia usata, che nella ricchezza dell'ornato. Gli ornamenti possono presentare figurazioni, o immagini, o simboli, che indichino l'uso sacro delle vesti, con esclusione di ciò che non vi si addice.

320. La differenza dei colori nelle vesti sacre ha lo scopo di esprimere, anche con mezzi esterni, la caratteristica particolare dei misteri della fede che vengono celebrati, e il senso della vita cristiana in cammino lungo il corso dell'anno liturgico.

321. Riguardo al colore delle sacre vesti, si mantenga l'uso tradizionale; pertanto:
a) Il colore bianco si usa negli uffici e nelle messe del tempo pasquale e del tempo natalizio; nella messa crismale del giovedì santo; nella solennità della SS. Trinità; nella solennità della divina maternità della Vergine Maria (VI di avvento); inoltre nelle solennità, feste, memorie del Signore, escluse quelle della passione, della santa croce, del mistero eucaristico e del sacratissimo Cuore; nelle solennità, feste e memorie della beata Vergine, degli angeli, dei santi non martiri, nelle solennità di tutti i santi (1 novembre) e di san Giovanni Battista (24 giugno), nelle feste di san Giovanni evangelista (27 dicembre), della cattedra di s. Pietro (22 febbraio) e della conversione di s. Paolo (25 gennaio).
b) Il colore rosso si usa il 1° gennaio, ottava del Natale nella circoncisione del Signore; dal sabato in traditione Symboli incluso fino alla veglia della Pasqua esclusa; nella domenica di Pentecoste; negli uffici e messe del tempo ordinario dopo la solennità della Pentecoste fino alla domenica della Dedicazione della cattedrale esclusa; negli uffici e messe dello Spirito santo e del mistero eucaristico; nelle celebrazioni della passione del Signore, della santa croce e del sacratissimo cuore di Gesù; nella festa natalizia degli apostoli e degli evangelisti e nelle celebrazioni dei santi martiri.
c) Il colore verde si usa negli uffici e nelle messe del tempo ordinario dopo la festa del Battesimo di Gesù fino alla quaresima e dopo la domenica della Dedicazione della cattedrale fino all'avvento.
d) Il colore morello si usa nel tempo di avvento, esclusa la solennità della divina maternità della vergine Maria, e in quaresima fino al sabato in traditione symboli escluso e nelle messe votive per il perdono dei peccati. Si può usare negli uffici e nelle messe per i defunti.
e) Il colore nero si può usare negli uffici e nelle messe per i defunti.

322. Nei giorni più solenni si possono usare vesti sacre più preziose, anche se non sono del colore del giorno.

323. Le messe rituali si dicono col colore ad esse proprio, oppure con colore bianco o festivo. Le messe per varie necessità col colore proprio del giorno o del tempo, oppure con colore morello se hanno carattere penitenziale. Le messe votive si dicono con il colore adatto alla messa che si celebra o anche con il colore proprio del giorno o del tempo.

V. Altra suppellettile destinata all'uso della chiesa

324. Oltre ai vasi sacri e alle vesti liturgiche, per cui viene prescritta una determinata materia, anche l'altra suppellettile, destinata direttamente all'uso liturgico, o in qualunque altro modo ammessa nella Chiesa, deve essere degna e rispondere al fine a cui ogni cosa è destinata.

325. Si curi in modo particolare che anche nelle cose di minore importanza le esigenze dell'arte siano opportunamente rispettate, e che una nobile semplicità sia sempre congiunta con la debita pulizia.




NOTE  (torna in cima)
  1. Cfr. Concilio Vaticano II, Costituzione sulla Sacra Liturgia Sacrosanctum Concilium, nn. 128; Cfr. Sacra Congregazione dei Riti, Istruzione Eucharisticum Mysterium, 25 maggio 1967, n. 24: AAS 59 (1967) p. 554.
  2. Cfr. Concilio Vaticano II, Costituzione sulla Sacra Liturgia Sacrosanctum Concilium, n. 128.

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