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Introduzione dell'Evangeliario
per le domeniche, solennitŕ e feste
a cura di G. MONZIO COMPAGNONI - Milano, Ancora, 2002


L'EVANGELIARIO NELLE CELEBRAZIONI LITURGICHE

Rito della Messa

a) Riti di introduzione - Quando l'assemblea si è riunita, il sacerdote, con il diacono e i ministri, rivestiti delle vesti sacre, fa il suo ingresso e si avvia all'altare.

Quando il libro dei Vangeli non viene posto già sulla mensa, nella processione verso l'altare il diacono, rivestito delle vesti proprie del suo ministero, porta l'Evangeliario, tenendolo un po' elevato, e precedendo il sacerdote. Giunto in presbiterio, omessa la riverenza, depone l'Evangeliario sulla mensa e poi, insieme con il sacerdote, bacia l'altare in segno di venerazione.

Quando non vi è il diacono, nella processione di ingresso il lettore - nell'ordine, dopo i ministri e gli accoliti e prima del sacerdote - può portare l'Evangeliario (ma non il Lezionario), con il debito rispetto, tenendolo un po' elevato. Giunto in presbiterio, accede all'altare e vi depone sopra l'Evangeliario (1).


b) Liturgia della Parola - La proclamazione del Vangelo costituisce il vertice della Liturgia della Parola. Come insegna la liturgia stessa, alla lettura del Vangelo si deve il massimo rispetto: per questo essa viene distinta dalle altre letture mediante particolari onori, sia da parte del ministro incaricato di proclamarla, sia da parte dei fedeli, sia ancora per mezzo dei segni di venerazione che si rendono all'Evangeliario. Per questo la proclamazione del Vangelo può essere preceduta dalla solenne processione dell'Evangeliario accompagnato da ceri, incenso o - se l'uso lo comporta - da altri segni di venerazione, come simbolo della venuta di Cristo, che parla a tutti coloro che egli raduna nella Chiesa in suo nome (2).

Mentre si esegue il canto al Vangelo, l'assemblea accoglie in piedi acclamando Cristo, il Verbo di Dio (3). I ministri con il turibolo fumigante e i ceri accesi si recano presso l'altare maggiore, dove è posto l'Evangeliario; intanto, se si usa l'incenso, chi presiede la celebrazione (se è il vescovo, da seduto, mentre il presbitero stando in piedi) lo infonde nel turibolo e lo benedice tracciando un segno di croce, senza nulla dire, aiutato dal diacono, se è presente (4).

La proclamazione del Vangelo è riservata al ministro ordinato: al diacono, se è presente, oppure al presbitero (5).

Nel rito romano il diacono, inchinandosi dinanzi a chi presiede la celebrazione, chiede la benedizione, dicendo a bassa voce: Benedicimi, padre. Il sacerdote lo benedice con la formula: Il Signore sia nel tuo cuore e sulle tue labbra, perché tu possa annunziare degnamente il suo Vangelo: nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Il diacono risponde: Amen (6).

Quando il vangelo è proclamato da un presbitero, questi, a mani giunte e inchinato davanti all'altare, dice sottovoce: Purifica il mio cuore e le mie labbra, Dio onnipotente, perché possa annunziare degnamente il tuo Vangelo. Se però la celebrazione è presieduta dal vescovo, sia il diacono, sia il presbitero concelebrante chiedono la benedizione (7).

Terminata l'infusione dell'incenso (e, nel rito romano, dopo la benedizione del diacono, se è presente) il vescovo, deposta la mitra, si alza (8).

Intanto il ministro (se è il diacono, dopo aver fatto l'inchino all'altare) prende l'Evangeliario dalla mensa e, preceduto dai ministri, con l'incenso e i ceri, si reca all'ambone (9).

Nel rito ambrosiano, giunto all'ambone, il diacono, inchinandosi verso chi presiede la celebrazione, chiede la benedizione, dicendo a chiara voce: Benedicimi, padre. Il sacerdote lo benedice, rispondendo a chiara voce: Il Signore sia nel tuo cuore, come sopra. Intanto il diacono fa il segno della croce, volgendosi poi verso il popolo (10).

Il ministro apre l'Evangeliario e saluta l'assemblea: Il Signore sia con voi; quindi annunzia il titolo della lettura, dicendo: Dal vangelo secondo N., e tracciando con il pollice il segno di croce sul libro e sulla propria persona, in fronte, sulla bocca e sul petto. Lo stesso fanno tutti i presenti, mentre acclamano: Gloria a te, o Signore. Il saluto e l'annunzio iniziale conviene proferirli in canto, in modo che l'assemblea possa a sua volta acclamare in canto, anche se il Vangelo viene soltanto letto (11).

Se presiede la celebrazione, il vescovo riceve il pastorale (12).

I ministri con i ceri si dispongono ai lati del diacono o del presbitero che proclama il Vangelo (13). Se si usa il turibolo, il ministro incensa tre volte l'Evangeliario e, dopo l'acclamazione del popolo, proclama ad alta voce - leggendo o cantando - la pericope evangelica, mentre tutti stanno in piedi, rivolti verso di lui. Il ministro conclude la proclamazione dicendo: Parola del Signore. La conclusione può venire cantata anche da un cantore diverso da chi ha proclamato la pericope. L'assemblea acclama con le parole Lode a te, o Cristo o con altre formule secondo l'uso della regione, per rendere onore alla parola di Dio (14).

Terminata la lettura, il ministro bacia il libro in segno di venerazione. Nel rito romano, egli aggiunge sottovoce: La parola del Vangelo cancelli i nostri peccati (15).

Quando la celebrazione è presieduta dal vescovo, al termine della proclamazione il presbitero o il diacono porta al vescovo l'Evangeliario da baciare, oppure lo bacia lui stesso, dicendo sottovoce: La parola del Vangelo come sopra. Nelle celebrazioni più solenni, secondo l'opportunità, con l'Evangeliario il vescovo impartisce la benedizione al popolo (16).

Poi il diacono e gli altri ministri con il turibolo e i ceri accesi ritornano al proprio posto. L'Evangeliario viene portato alla credenza o in altro luogo opportuno (17). Nel rito ambrosiano, intanto, si canta o si recita il canto dopo il vangelo (18).


Iniziazione cristiana degli adulti

a) Ammissione al catecumenato - Questo rito costituisce la prima importante tappa liturgica dell'iniziazione, che esprime pubblicamente e consacra l'iniziale conversione dei candidati, accogliendoli tra i catecumeni, d'ora in poi considerati cristiani, sebbene in modo imperfetto, e già appartenenti alla Chiesa (19).

Terminati i riti introduttivi (accoglienza) e dopo che i catecumeni sono entrati in chiesa e hanno preso posto, viene portato in processione il libro delle sacre Scritture, che viene collocato con onore al suo posto e che può anche essere incensato (20): molto opportunamente, ad essere solennemente introdotto e incensato sarà l'Evangeliario, a cui si attingerà per la pericope evangelica da proclamare durante la liturgia della Parola.

Al termine della liturgia della Parola durante tale rito è possibile effettuare la consegna ai catecumeni dei Vangeli, come invito ad ascoltare la parola di vita e a conformare ad essa la propria esistenza. Si può usare una formula del tipo: Ricevi il Vangelo di Gesù Cristo, Figlio di Dio (21).

b) Preparazione alla confermazione e all'eucaristia degli adulti battezzati da bambini - Anche nella preparazione alla confermazione e all'eucaristia degli adulti battezzati da bambini che non hanno ricevuto la catechesi, è possibile adottare il rito della consegna dei Vangeli, si per sé proprio del catecumenato, come simbolo dell'azione di Dio in questa tappa propedeutica (22).


Rito dell'ordinazione

a) Ordinazione del vescovo - L'imposizione e la consegna dell'Evangeliario al vescovo appena ordinato mostra che tra i principali doveri dei vescovi vi è quello di annunziare agli uomini il Vangelo di Cristo (23).

Durante la preghiera di ordinazione, mentre l'eletto rimane in piedi, il vescovo ordinante principale prende da un diacono l'Evangeliario e lo impone aperto sul capo dell'eletto. Due diaconi, stando in piedi alla destra e alla sinistra dell'ordinando, tengono l'Evangeliario sopra il suo capo finché la preghiera di ordinazione non è terminata (24). Nel caso di più eletti, due diaconi affiancano ciascun ordinando e tengono l'Evangeliario sopra il suo capo (25).

Terminata la preghiera di ordinazione, i diaconi tolgono l'Evangeliario dal capo dell'ordinato; uno dei diaconi tiene nelle mani il libro finché non sarà consegnato all'ordinato (26). Lo stesso avviene nel caso di più ordinati (27).

Dopo l'unzione crismale (28), il vescovo ordinante principale prende dal diacono l'Evangeliario e lo consegna all'ordinato, dicendo: Ricevi il Vangelo, e annunzia la parola di Dio con grandezza d'animo e dottrina.

Quindi il diacono riprende l'Evangeliario e lo porta al suo posto (29). Lo stesso avviene quando vi sono più ordinati, ripetendo la consegna per ciascun ordinato (30).

b) Ordinazione del diacono - La consegna dell'Evangeliario al diacono appena ordinato mostra che suo ufficio è di proclamare il Vangelo nelle celebrazioni liturgiche e predicare la fede della Chiesa con le parole e con le opere (31).

Dopo la vestizione degli abiti diaconali (32), gli ordinati si avvicinano al vescovo e si inginocchiano. Un diacono ministrante porta al vescovo l'Evangeliario, che il vescovo consegna a ciascuno degli ordinati, dicendo: Ricevi il Vangelo di Cristo, del quale sei divenuto l'annunziatore: credi sempre ciò che proclami, insegna ciò che hai appreso nella fede, vivi ciò che insegni.

Quindi il diacono riprende l'Evangeliario e lo riporta al suo posto (33). Allo stesso modo ci si comporta quando vi è un solo diacono ordinato, oppure quando vengono ordinati presbiteri e diaconi insieme (34).


Liturgie della Parola

Per l'uso dell'Evangeliario durante celebrazioni o liturgie della Parola - come pure durante alcuni riti di benedizione (35) o veglie di preghiera (36) - ci si regola di norma come per il rito della Messa, sopra descritto.


Rito delle esequie

Quale segno evidente della fede della Chiesa nella Parola di vita eterna, il Rituale esorta, fra l'altro, a porre sopra il feretro - oltre, nel caso dei ministri ordinati, alle insegne proprie dell'ordine del defunto - l'Evangeliario (37).


Concili, sinodi e convocazioni ecclesiali

Ogni volta che la Chiesa celebra un concilio plenario, provinciale o di un sinodo diocesano - ma anche nelle riunioni delle Conferenze episcopali, dei Consigli presbiterali o simili in altre importanti convocazioni ecclesiali (38) -, all'inizio della Messa stazionale che apre le sessioni o alle congregazioni, un diacono porta solennemente in processione l'Evangeliario (39), che poi viene posto sulla mensa. Portato all'ambone per la proclamazione del Vangelo, al termine di quest'ultima esso viene collocato aperto su un leggio o un tronetto adatto, posto al centro del presbiterio (40) o in altro luogo ben visibile, come segno della presenza di Cristo maestro e capo (41).

Analogamente, per tutta la durata del concilio o del sinodo, anche nelle Messe celebrate quotidianamente, nella processione d'ingresso l'Evangeliario viene recato con onore da un diacono e poi deposto sull'altare. Proclamata la pericope evangelica, esso viene posto, aperto, su un supporto adatto, al centro del presbiterio o comunque in posizione sufficientemente evidente (42).

Quando invece viene celebrata la liturgia delle ore, al termine l'Evangeliario viene solennemente portato dal diacono, affiancato da due accoliti con i ceri accesi, e viene proclamato il Vangelo con il medesimo rito previsto per la Messa. Al termine, l'Evangeliario viene collocato come sopra (43).


Riti giubilari

a) Rito di apertura del grande Giubileo nelle Chiese particolari - Nella processione iniziale che segue la statio è opportuno dare il massimo rilievo all'Evangeliario, portato dal diacono, segno di Cristo che cammina innanzi al suo popolo, e della sua Parola, che è luce e guida per i suoi discepoli (44).

All'ingresso nella cattedrale il vescovo sosta sulla soglia della porta. Ricevuto l'Evangeliario dal diacono, tenendolo elevato, lo ostende solennemente prima verso l'esterno, poi verso l'interno della cattedrale; intanto viene cantata l'antifona Ego sum ostium, oppure un'altra antifona adatta (45).

Quando la processione riprende, il vescovo porta l'Evangeliario e, una volta giunto presso l'altare, lo collocherà su un tronetto o in un altro luogo opportuno, dove rimarrà in permanenza per tutto l'anno giubilare, incensandolo (46).

b) Celebrazioni quaresimali - Le celebrazioni possono aprirsi con una processione nella quale viene recato l'Evangeliario, per evidenziare l'itinerario di conversione scandito dall'ascolto della parola del Signore, luce che illumina i passi dei credenti (47).

c) Rito di chiusura del grande Giubileo nelle Chiese particolari -Nella processione iniziale che segue la statio è opportuno dare il massimo rilievo all'Evangeliario, portato dal diacono, segno di Cristo che si manifesta a tutte le genti e cammina innanzi al suo popolo; segno anche della sua Parola, che è luce e guida per i suoi discepoli (48).


Benedizioni

a) Benedizione degli inviati all'annunzio missionario del Vangelo - Quando chierici, religiosi e laici sono inviati dalla Chiesa ad annunciare ai non cristiani il mistero della salvezza, è opportuno che si celebri un rito per implorare la benedizione di Dio sui missionari in partenza per recare l'annunzio del Vangelo (49). Esso può avvenire durante un'apposita celebrazione della Parola presieduta dal vescovo o da un presbitero, oppure durante la Messa.

In entrambi i casi, quando l'assemblea è riunita, durante la processione di ingresso il diacono reca l'Evangeliario (50), che viene collocato sull'altare. La proclamazione del Vangelo avverrà dopo la presentazione dei missionari, che segue immediatamente la seconda lettura (51).

Durante la celebrazione eucaristica, omessa la benedizione del diacono, al termine del canto al Vangelo il presidente, rivolgendosi al diacono e a tutti i missionari, pronuncia ad alta voce le seguenti parole o altre simili: Il Vangelo, proclamato in questa santa assemblea, sia da voi annunziato alle genti con la parola e con la vita, perché si apra a tutti il mistero di Cristo e della Chiesa. Il diacono e i missionari rispondono: Amen.

Segue la proclamazione del Vangelo, preferibilmente fatta da uno dei diaconi o dei presbiteri in partenza per le missioni (52).

b) Benedizione di una biblioteca - Dopo i riti introduttivi, la liturgia della Parola e la formula di benedizione (53), uno dei responsabili della biblioteca colloca su un leggio o in altro luogo debitamente preparato l'Evangeliario, mentre il ministro dice: La parola di Dio sia letta e onorata in questo luogo di studio e di ricerca. Seguono i riti di conclusione (54).

c) Rito dell'ingresso di un nuovo parroco - L'inizio del ministero pastorale di un parroco è un avvenimento di rilievo nella vita di una comunità. È opportuno che esso venga celebrato in giorno festivo nel contesto della liturgia eucaristica, con la partecipazione dei presbiteri del luogo, dei fedeli della parrocchia, e che sia di norma presieduto dal vescovo o da un suo delegato (55).

Nella liturgia della Parola, in assenza del diacono, il Vangelo viene letto dal nuovo parroco, che prima si avvicina al vescovo, riceve da lui l'Evangeliario e chiede la benedizione (56).




NOTE  (torna in cima)

  1. Cfr. PNMR2, nn. 25, 27, 79, 82, 84, 86, 128-129, 148-149 (= PNMA2, nn. 25, 27, 80, 83, 85, 131-132, 152); IGMR3, nn. 47, 49, 117, 120, 122, 173-173, 194-195; OLM2, n. 17; CE, nn. 128-129; PE, n. 22.
  2. Cfr. PNMR2, n. 35 (= PNMA2, n. 34); IGMR3 n. 60; OLM2, n. 13; OLM2, n. 17; CE, n. 74; PE, nn. 20, 22.
  3. Cfr. PNMR2, nn. 92-93 [= PNMA2, n. 93]; IGMR3, n. 131; CE, n. 140; PE, n. 25; cfr. PNMR2, n. 37 [= PNMA2, n. 36]; IGMR3, n. 62.
  4. Cfr. PNMR2, nn. 93, 131, 236 [= PNMA2, nn. 94, 134, 249]; IGMR3, nn. 132, 175, 277; CE, n. 140; PE, nn. 23, 27.
  5. Cfr. OLM2, n. 49; PE, nn. 20, 29.
  6. Cfr. PNMR2, n. 131; IGMR3, n. 175; OLM2, n. 17; CE, n. 140; PE, n. 28.
  7. Cfr. PNMR2, n. 93 [= PNMA2, n. 94]; IGMR3, n. 132; OLM2, n. 17; CE, n. 173; PE, nn. 29, 30.
  8. Cfr. CE, n. 140.
  9. Cfr. PNMR2, nn. 94, 131 [= PNMA2, nn. 95, 134]; IGMR3, nn. 133, 175; OLM2, n. 17; CE, nn. 74, 140; PE, n. 31.
  10. Cfr. PNMA2, n. 134.
  11. Cfr. PNMR2, nn. 95, 131 [= PNMA2, nn. 96, 134]; IGMR3, nn. 134, 175; OLM2, n. 17; CE, n. 141; PE, nn. 32, 34.
  12. Cfr. CE, n. 141.
  13. Cfr. PE, n. 33.
  14. Cfr. PNMR2, nn. 95, 131, 235 [= PNMA2, nn. 96, 134, 248]; IGMR3, nn. 134, 175, 277; OLM2, nn. 17, 18; CE, nn. 74, 92, 141; PE, nn. 31, 34, 35, 36.
  15. Cfr. PNMR2, nn. 95, 131 [= PNMA2, nn. 96, 134]; IGMR3, nn. 134, 175; PE, nn. 35-36.
  16. Cfr. IGMR3, n. 175; CE, nn. 74, 141, 173; PE, n. 37.
  17. Cfr. PNMR2, n. 131; IGMR3, n. 175; CE, n. 141; PE, n. 37.
  18. Cfr. PNMA2, n. 134.
  19. Cfr. RICA, n. 14; CEI, Nota pastorale L'iniziazione cristiana, 1: Orientamenti per il catecumenato degli adulti (1997), n. 30.
  20. Cfr. RICA, nn. 91, 325.
  21. Cfr. RICA, nn. 93, 328; CEI, L'iniziazione cristiana, 1, n. 64.
  22. Cfr. RICA, n. 302.
  23. Cfr. OVPD, n. 26; CE, nn. 574, 583, 587; OLM2, n. 36; PE, n. 17.
  24. Cfr. OVPD, nn. 51-52.
  25. Cfr. OVPD, nn. 93-94.
  26. Cfr. OVPD, n. 53.
  27. Cfr. OVPD, n. 95.
  28. Cfr. OVPD, n. 54.
  29. Cfr. OVPD, n. 55.
  30. Cfr. OVPD, n. 97.
  31. Cfr. OVPD, n. 208; CE, n. 512; OLM2, n. 36; PE, n. 17.
  32. Cfr. OVPD, nn. 231-232
  33. Cfr. OVPD, n. 233.
  34. Cfr. OVPD, nn. 265, 313.
  35. Cfr. ad esempio B, nn. 1242, 1248, 1259.
  36. Cfr. ad esempio le veglie di preghiera previste per l'anno giubilare: BSS, pp. 108, n. 5; 284, n. 6.
  37. Cfr. RE, n. 59; CE, n. 824; PE, n. 17.
  38. Cfr. CE, n. 1174.
  39. Cfr. CE, n. 1171.
  40. Cfr. CE, n. 1172.
  41. Cfr. PE, n. 17.
  42. Cfr. CE, n. 1174.
  43. Cfr. CE, n. 1174.
  44. Cfr. BSS, pp. 90, n. 11; 96, n. 26.
  45. Cfr. BSS, pp. 91, nn. 13; 97, n. 27.
  46. Cfr. BSS, pp. 91, n. 13, 15; 97, nn. 28-29.
  47. Cfr. BSS, p. 174.
  48. Cfr. BSS, p. 299, n. 5.
  49. Cfr. B, n. 87.
  50. Cfr. B, n. 91.
  51. Cfr. B, nn. 97-99, 114-116.
  52. Cfr. B, n. 117.
  53. Cfr. B, nn. 866-878.
  54. Cfr. B, n. 879.
  55. Cfr. B, n. 1964.
  56. Cfr. CE, n. 1191; B, n. 1971.

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