×

Ricerca

Introduzione dell'Evangeliario
per le domeniche, solennità e feste
a cura di G. MONZIO COMPAGNONI - Milano, Ancora, 2002


LA PROCLAMAZIONE IN CANTO DEL VANGELO


Proclamazione e canto

L'intonazione del Vangelo nella prassi liturgica delle Chiese cristiane, sia di Oriente che di Occidente, gode di una lunghissima e ininterrotta tradizione, alla quale si riallacciano le indicazioni contenute nei libri liturgici post-conciliari e nel magistero, che non hanno potuto esimersi dall'affrontare il tema della lectio sollemnis cantata della Scrittura, in particolare del Vangelo.

Nel 1967 l'Istruzione Musicam sacram - proponendo per la Messa cantata tre diversi «gradi di partecipazione, in modo che risulti più facile, secondo le possibilità di ogni assemblea liturgica, rendere più solenne con il canto la celebrazione della Messa» (1) - nel terzo grado (cioè quello più ampio e completo) contemplava anche «le letture della sacra Scrittura, a meno che non si reputi più opportuno proclamarle senza canto» (2), dunque non solo prevedendo, ma anzi ritenendo preferenziale il canto delle pericopi bibliche rispetto alla semplice proclamazione letta.

In seguito il Messale post-conciliare - mentre sottolineava la necessità di un'attenzione ai generi letterari dei testi, alla tipologia della celebrazione e al contesto in cui essa si svolgeva - stabilì una sorta di equipollenza tra le due forme di proclamazione:

Nei testi che devono esser pronunziati a voce alta e chiara dal sacerdote, dai ministri o da tutti, la voce deve corrispondere al genere del testo, secondo che si tratti di una lettura, di un'orazione, di una monizione, di un'acclamazione, di un canto; deve anche corrispondere alla forma di celebrazione e alla solennità della riunione liturgica. Inoltre si tenga conto delle caratteristiche delle diverse lingue e della cultura specifica di ogni popolo. Nelle rubriche e nelle norme che seguono, le parole «dire» oppure «proclamare» devono essere intese in riferimento sia al canto che alla recita, tenuto conto dei principi sopra esposti (3).

In anni più vicini a noi, nella lettera apostolica Dies Domini (1998) il papa Giovanni Paolo II richiamava con forza la necessità di esercitare una particolare cura verso la proclamazione liturgica della Scrittura:

La possibilità offerta dal concilio di proclamare la parola di Dio nella lingua propria della comunità partecipante deve portarci a sentire una «nuova responsabilità» verso di essa, facendo risplendere, «fin dal modo stesso di leggere o di cantare, il carattere peculiare del testo sacro» (4).

Tali parole riprendevano quasi de verbo ad verbum l'invito precedentemente formulato nella lettera Dominicæ coenæ (1980), ove il pontefice sottolineava in modo del tutto speciale l'importanza di una proclamazione - letta o cantata - eseguita con autentica arte, e che pertanto fosse «trasparenza» della sacra pagina, rendendola sempre più eloquente:

Un pieno rinnovamento pone ancor sempre altre esigenze. Queste consistono in una nuova responsabilità verso la parola di Dio trasmessa mediante la liturgia, in lingue diverse, e ciò corrisponde certamente al carattere universale e alle finalità del Vangelo. La stessa responsabilità riguarda anche l'esecuzione delle relative azioni liturgiche, la lettura o il canto, il che deve rispondere anche ai principi dell'arte. Per preservare queste azioni da qualsiasi artificiosità, bisogna esprimere in esse una capacità, una semplicità e al tempo stesso una dignità tali, da far risplendere, fin dal modo stesso di leggere o di cantare, il carattere peculiare del testo sacro (5).

L'anno seguente, anche la nuova edizione dell'Ordo lectionum missæ (1981) avrebbe ribadito la possibilità di proclamare in canto le letture bibliche, a patto che ciò servisse ad evidenziare il testo:

Le letture, desunte dalle edizioni approvate, si possono anche cantare secondo l'indole delle varie lingue, a condizione però che il canto non soffochi le parole, ma le ponga anzi nel dovuto risalto. Nel caso che la proclamazione si faccia in lingua latina, ci si attenga alla modulazione indicata nell'«Ordo cantus Missæ» (6).


Le melodie per la proclamazione in canto del Vangelo

Il corpus di melodie attualmente disponibili per la lectio sollemnis cantata del Vangelo presenta una certa consistenza, ma anche una certa disorganicità.

Rito romano - Per la celebrazione della Messa in lingua latina i dialoghi e i tre toni per il canto del Vangelo (tradizionale - ad libitum - antiquior) sono reperibili nelle editiones typicæ dei libri liturgici: nella seconda edizione dell'Ordo cantus missæ, [Città del Vaticano], 1987 (7), oppure nella seconda edizione del Graduale simplex (in usum minorum ecclesiarum), [Città del Vaticano], 1988 (8). Per il canto del racconto della Passione, le melodie sono edite invece in Passio Domini Nostri Iesu Christi (liber cantus), [Città del Vaticano], 1989.

Per la celebrazione della Messa in lingua italiana, due melodie alternative - la seconda delle quali ricalcata su uno dei toni «gregoriani» che figurano nell'Ordo cantus missæ e nel Graduale - sono proposte in appendice alla nuova edizione del Messale romano, [Città del Vaticano], 1983 (9). Già nel 1965 era stata pubblicata una proposta complessiva per il canto della Messa (10). Per il canto del racconto della Passione, non pare invece sia ancora stato dato compimento alla richiesta di preparare «melodie adatte a facilitare il canto per i testi della storia della Passione», contenuta nella Lettera circolare della Congregazione per il culto divino Paschalis sollemnitatis (n. 42).

Rito ambrosiano - Le melodie per la celebrazione della Messa in lingua latina sono edite nell'Antiphonale missarum iuxta ritum sanctæ Ecclesiæ Mediolanensis, Romæ, 1935, nel manuale Psallite Deo nostro. Repertorio di canto ambrosiano, Lucca, 2000 e nel nuovo Antiphonale missarum simplex iuxta ritum sanctæ Ecclesiæ Mediolanensis, Mediolani, 2001.

Per la celebrazione della Messa in lingua italiana, nel volume Psallite Deo nostro sono reperibili anche due melodie, una delle quali riprende il tono tradizionale, mentre l'altra è di nuova composizione, opera di mons. Luciano Migliavacca.


Il dialogo iniziale e la conclusione

Sebbene non sempre sia opportuno o necessario proclamare in canto le pericopi evangeliche, sarà però almeno possibile individuare soluzioni intermedie (11), che privilegino «quelle [parti] che devono essere cantate dal sacerdote o dai ministri con la risposta del popolo, o dal sacerdote e dal popolo insieme» (12), cioè la parte dialogica (13), eseguendo in canto sia il dialogo che precede il Vangelo, sia l'acclamazione conclusiva:

La partecipazione attiva di tutto il popolo, che si manifesta con il canto, si promuova con ogni cura [...]: comprenda prima di tutto le acclamazioni, le risposte ai saluti del sacerdote e dei ministri e alle preghiere litaniche (14).

Per questo,

Il saluto, l'annunzio iniziale: Dal Vangelo... (Lectio sancti Evangelii...) e quello finale Parola del Signore (Verbum Domini) conviene proferirli in canto, in modo che l'assemblea possa a sua volta acclamare in canto, anche se il Vangelo viene soltanto letto. In questo modo si sottolinea l'importanza della lettura del Vangelo e si ravviva la fede dei presenti. (15)

La conclusione Parola del Signore, tuttavia,

può venir cantata anche da un cantore diverso dal lettore che ha proclamato la lettura; tutti i presenti acclamano. In questo modo l'assemblea riunita rende onore alla parola di Dio, ascoltata con fede e in spirito di rendimento di grazie. (16)

È un dato costante - con le sole eccezioni della lettura del Passio, nel rito romano, da parte di più lettori (17) e, «se il testo si presta», nelle Messe con i fanciulli da parte dei fanciulli stessi (18) - che il Vangelo debba essere proclamato da un ministro ordinato (19).




NOTE  (torna in cima)

  1. S. Congregazione dei riti, Istruzione Musicam sacram (1967), n. 28.
  2. Musicam sacram, n. 31e.
  3. PNMR2, n. 18 (= PNMA2, n. 18); IGMR3, n. 38.
  4. Giovanni Paolo II, Dies Domini, n. 40.
  5. Giovanni Paolo II, Lettera Dominicae cenæ (1980), n. 10.
  6. OLM2, n. 14.
  7. V. anche Ordo Missæ in cantu, Solesmis, 1995.
  8. V. anche Graduale romanum [de tempore et de sanctis], Solesmis, 1979.
  9. V. anche CEI - Ufficio Liturgico Nazionale, Melodie per il rito della Messa e altri riti. Sussidio musicale per il canto dei ministri in dialogo con l'assemblea, [Città del Vaticano], 1993.
  10. Comitato episcopale per la liturgia, Melodie del celebrante e dei sacri ministri per la santa Messa in canto celebrata con l'uso della lingua italiana, Bergamo, 1965.
  11. Cfr. Musicam sacram, n. 7.
  12. PNMR2, n. 19 (= PNMA2, n. 19); IGMR3, n. 40.
  13. Cfr. PNMR2, nn. 14-15 (= PNMA2, nn. 14-15); IGMR3, nn. 34-35.
  14. Musicam sacram, n. 16.
  15. OLM2, n. 17.
  16. OLM2, n. 18.
  17. Cfr. S. Congregazione per il culto divino, Lettera circolare Paschalis sollemnitatis (1988), n. 33.
  18. Cfr. S. Congregazione per il culto divino, Direttorio per le Messe dei fanciulli (1976), n. 47.
  19. Cfr. S. Congregazione per il culto divino, Istruzione Inæstimabile donum (1980), n. 4; OLM2, nn. 49-50; PNMR2, nn. 34, 61, 93-95, 131 (= PNMA2, nn. 33, 62, 94-96, 134); IGMR3, nn. 59, 94, 132-134, 175; PE, n. 20.

« Precedente Indice Successivo »