×

Ricerca

PROCLAMARE LA PAROLA


PNMR 33: Con le letture si offre ai fedeli la mensa della Parola di Dio e si aprono loro i tesori della Bibbia. Poiché secondo la tradizione l'ufficio di proclamare le letture non spetta al presidente ma ad uno dei ministri, conviene che, d'ordinario, il diacono, o, in sua assenza, un altro sacerdote legga il vangelo; un lettore invece legga le altre letture. Mancando però il diacono o un altro sacerdote, leggerà il vangelo lo stesso celebrante.

PNMR 34: Alla lettura del vangelo si deve il massimo rispetto; lo insegna la liturgia stessa, perché la distingue dalle altre letture con particolari onori, sia da parte del ministro incaricato di proclamarla che si prepara con la benedizione e con la preghiera, sia da parte dei fedeli, i quali con le acclamazioni riconoscono e professano che Cristo è presente, e parla a loro, e ascoltano la lettura stando in piedi; sia per mezzo dei segni di venerazione che si rendono al libro dei vangeli.

PNMR 66: Il lettore è istituito per proclamare le letture della sacra scrittura, eccetto il vangelo; può anche proporre le intenzioni della preghiera universale e, in mancanza del salmista, recitare il salmo interlezionale.
Il lettore, anche se laico, ha un suo ufficio proprio nella celebrazione eucaristica, che deve esercitare lui stesso, anche se sono presenti dei ministri di ordine superiore. Perché i fedeli maturino nel loro cuore, ascoltando le letture divine, un soave e vivo amore della sacra scrittura, è necessario che i lettori incaricati di tale ufficio, anche se non ne hanno ricevuta l'istituzione, siano veramente idonei e preparati con impegno.

OLM 4: La Parola di Dio vien pronunziata nella celebrazione liturgica non soltanto in un solo modo, né raggiunge con la medesima efficacia il cuore dei fedeli: sempre però nella sua parola è presente il Cristo, che attuando il suo mistero di salvezza, santifica gli uomini e rende al Padre un culto perfetto.
Anzi, l'economia e il dono della salvezza, che la Parola di Dio continuamente richiama e comunica, proprio nell'azione liturgica raggiunge la pienezza del suo significato; così la celebrazione liturgica diventa una continua, piena ed efficace proclamazione della Parola di Dio. Pertanto la Parola di Dio, costantemente annunziata nella liturgia, è sempre viva ed efficace per la potenza dello Spirito santo, e manifesta quell'amore operante del Padre che giammai cessa di operare verso tutti gli uomini.

OLM 5: La Chiesa annunzia l'unico e identico mistero di Cristo ogni qual volta nella celebrazione liturgica proclama sia l'Antico che il Nuovo Testamento.
Nell'Antico Testamento è adombrato il Nuovo, e nel Nuovo si disvela l'Antico. Di tutta la Scrittura, come di tutta la celebrazione liturgica, Cristo è il centro e la pienezza: è quindi necessario che alle sorgenti della Scrittura attingano quanti cercano la salvezza e la vita.
Quanto più si penetra nel vivo della celebrazione liturgica, tanto più si avverte anche l'importanza della Parola di Dio; ciò che si dice della prima, si può affermare anche della seconda, perché l'una e l'altra nel modo loro proprio lo perpetuano.


     L'annuncio della Parola di Dio è una caratteristica essenziale del culto cristiano; anzi, dopo il Concilio Vaticano II, ogni azione liturgica conosce il momento della liturgia della Parola. Ciò significa che ogni volta che una comunità cristiana si riunisce per pregare, se desidera che il suo gesto sia autenticamente cristiano, deve sentirsi innanzitutto comunità in ascolto. Il rapporto con Dio, infatti, non nasce dal basso (da una nostra iniziativa) ma nasce dall'alto, dall'iniziativa libera e gratuita di Dio che si china verso di noi e ci rivolge per primo la parola.
     La nostra religione, quindi, è essenzialmente la religione della Parola e dell'ascolto: «Dio invisibile, nel suo grande amore, parla agli uomini come ad amici e si intrattiene con essi, per invitarli e ammetterli alla comunione con sé» (DV 2).
     Il nostro Dio è un Dio che ha parlato e che parla.

     La proclamazione liturgica della Parola di Dio, poi, è il mezzo privilegiato per entrare in contatto con il testo sacro; infatti, essa avviene in un contesto di preghiere e di canti che crea e favorisce l'ambiente di fede e di ascolto religioso; è arricchita dal commento (omelia) che aiuta a cogliere il mistero annunciato; consiste in un annuncio ufficiale da parte della Chiesa,: depositaria e interprete della Parola; assicura una particolare presenza di Cristo: «è lui che parla, quando nella Chiesa si leggono le Scritture» (SC 7).

     Perciò, il problema cruciale, in questo caso, consiste nel focalizzare pienamente il significato della proclamazione della- Parola di Dio. Il compito del lettore è di a) proclamare; b) la Parola di Dio.
a) Proclamare significa non soltanto leggere ad alta voce, ma soprattutto:
  1. Rendere pubblico: portare a conoscenza di quanti sono presenti ciò che si legge; si noti che la Parola di Dio proclamata nella liturgia è, in qualche modo, sempre nuova, anche se già conosciuta.
  2. Acclamare con solennità: la proclamazione della Parola è una azione liturgica, un atto di culto; quindi, si trasmette agli uomini la volontà del Signore, ma nel contempo si acclama il Dio vivente che visita il suo popolo.
  3. Rivelare: ogni proclamazione della Parola è in un certo senso una nuova rivelazione... è un porgere di nuovo all'assemblea dei fedeli la rivelazione che Gesù Cristo fa in quel preciso momento e a quegli uomini concreti.
b) L'azione del proclamare riguarda la Parola di Dio:
  1. È un vero e proprio atto di culto: cioè, contribuisce alla lode di Dio.(la proclamazione della Parola è sempre rendimento di grazie per l'economia della salvezza che ogni pagina biblica proclamata nella liturgia annuncia e attua) e alla santificazione dell'uomo (la Parola di Dio nutre la fede, orienta i fedeli verso Dio, suscita la risposta personale al Signore, condizione indispensabile per la partecipazione fruttuosa alla liturgia).
  2. La proclamazione è una funzione ministeriale nel senso preciso del termine: una azione strumentale tramite la quale Cristo continua a svolgere la sua missione di annunciatore della Parola del Padre.
    Nella celebrazione liturgica la Parola di Dio manifesta la sua attualità e la sua vitalità (si riprenda, ad esempio, il messaggio di SC 7 sulle modalità della presenza di Cristo): la Bibbia ci tocca da vicino, è l'annuncio di salvezza qui, adesso, per me, in questa particolare situazione, sempre unica e irrepetibile:
  3. Si tratta di una funzione particolarmente efficace: produce sempre qualche cosa, è una forza che opera, è un germe carico di vita. Infatti, se Cristo è presente e operante quando si proclama la Parola di Dio, la sua é certamente una presenza efficace, operosa, santificatrice pere è presente nell'esercizio del suo sacerdozio.
    L'annuncio della Parola è salvezza (Is 55,10-11), produce speciali disposizioni nei fedeli ed è fonte della loro risposta e della loro preghiera (SC 33).
    Circa l'efficacia della proclamazione della Parola, non va dimenticato che le letture costituiscono, insieme con la liturgia eucaristica, un unico atto di culto: le letture ricordano, proclamano e attuano l'avvenimento salvifico che la celebrazione eucaristica renderà presente in pienezza.


(Guida pastorale per le celebrazioni liturgiche. Edizione della provincia ecclesiastica della Lombardia. Anno 1983-1984, Milano, 1983, pp. LII-LV)