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Ateneo

Saluto alla SALM in occasione dell'inaugurazione dell'Anno Accademico

Sábado, 20 de Octubre de 2007

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Quest'anno scolastico si apre all'insegna di una novità: una collaborazione più stretta tra la Scuola Animatori Liturgico Musicali e il Pontificio Istituto Ambrosiano di Musica Sacra. La collaborazione per ora si colloca solo sul versante amministrativo, mentre sul versante didattico i due istituti hanno il proprio peculiare percorso formativo. Tuttavia, una più profonda consonanza di intenzioni e di attuazioni viene richiesta dal traguardo che sta all'orizzonte di tutti: la bellezza, la bontà e la verità della liturgia. Un traguardo da raggiungere non solo nelle grandi chiese, basiliche o cattedrali, ma anche nelle chiese minori, nelle parrocchie. Un traguardo che non si può raggiungere senza anche una seria competenza e capacità tecnica e ministeriale. Pur su percorsi segnati da diversi gradi di difficoltà, la serietà e la profondità dello studio non devono venir meno, come anche la dedizione al servizio ecclesiale.

Questa richiesta non è una novità nella Chiesa ambrosiana: ce ne dà un gustoso e curioso esempio il Card. Federigo Borromeo, il quale - nel bel mezzo di un secolo «fastoso e sordido» (come canta un noto inno ambrosiano) - dava queste istruzioni per i suoi preti:

E perché con le suddette cerimonie, è parte necessaria anche il canto, qual si addimanda fermo, acciocché per la poca perizia d'esso non venga defraudato lo stesso culto divino e il ministero delle chiese, dovranno i [...] prefetti e vicari foranei [...] far cantare qualche responsorio o sallenda da tutti i sacerdoti che saranno presenti ad esse, ad uno ad uno, interrogandoli o facendoli interrogare dal più perito di esso canto delle regole e toni di quello; e ritrovandone qualcuno poco pratico o poco intendente, o negligente, o non inclinato sì al canto come alle cerimonie, se sarà della diocesi, gli farà un precetto, che fra otto giorni si consegni al maestro delle cerimonie della Metropolitana, il quale insieme col maestro di coro della stessa chiesa, l'avrà da esaminare; e ritrovandolo tale qual gli sarà significato, lo dovrà far fermare in Milano, fin che avrà imparato tanto che basti per bene esercitar l'officio suo, sì nel canto come nelle cerimonie; e bisognando, faccia che mons. vicario generale lo multi in pena anche pecuniaria da applicarsi alla sua chiesa. E se sarà della città, fattasi la suddetta prova e trovandosi inesperto e bisognoso come sopra, il suddetto prefetto gli farà medesimamente precetto, che fra un giorno si consegni al suddetto maestro delle cerimonie, il quale intorno a questo tale userà la stessa diligenza come sopra, facendoselo venire ogni giorno, se così giudicherà necessario, e procedendo con esso lui con tutti quei modi che giudicherà opportuni, conforme al bisogno come sopra.

Sono norme che, se applicate ai giorni nostri, probabilmente ridurrebbero di molto il numero dei parroci ritenuti idonei al ministero. Naturalmente bisogna riconoscere che oggi i preti sono chiamati ad operare il loro ministero in campi diversissimi e vastissimi, e che tutti non possono essere esperti di tutto.

Proprio per questo, la stessa serietà e competenza - musicale e liturgica - che il card. Federigo Borromeo chiedeva ai suoi preti, viene ora chiesta ai laici, viene ora chiesta agli studenti della SALM, «perché non venga defraudato lo stesso culto divino e il ministero delle chiese». La competenza dei laici nel campo liturgico-musicale è un «segno dei tempi», è una delle forme concrete in cui si esplica la collaborazione, la corresponsabilità, l'apostolato dei laici.

A tutti dunque, oltre il saluto, l'augurio e lo sprone per un proficuo studio.

M° Mons. Dr. GianLuigi Rusconi
Preside